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Carceri sovraffollate, penalisti in sciopero della fame

Tra i promotori della mobilitazione "Per un carcere più umano" anche Massimo Donini, professore ordinario di Diritto Penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore

Massimo Donini, professore ordinario di Diritto Penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Modena e Reggio Emilia, si è fatto promotore, insieme al noto giurista palermitano Giovanni Fiandaca, della mobilitazione pacifica "Per un carcere più umano", volta ad accendere i riflettori sull'attualissima problematica del sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani, aggravata ulteriormente dall'emergenza sanitaria.

L'iniziativa, che vede protagonisti i professori di Diritto Penale e di Diritto Processuale Penale delle università di tutto lo stivale; e che ad oggi conta oltre 200 adesioni, spalleggia idealmente lo sciopero della fame che Rita Bernardini, membro del Partito Radicale e Presidente dell'associazione "Nessuno Tocchi Caino", porta avanti da 27 giorni; e con lei Irene Testa, Luigi Manconi, Sandro Veronesi, Roberto Saviano e quasi tremila detenuti. Anche i docenti infatti hanno organizzato uno sciopero della fame a staffetta, calendariato fino al 17 dicembre.

Questa proposta, prestando il fianco a critiche giustizialiste, ha l'obiettivo di chiedere al governo e alle autorità competenti di adottare provvedimenti idonei a ridurre il più possibile il sovraffollamento delle carceri italiane: problema che, lungi dall'essere nato in seno alla pandemia, trova in essa un punto di partenza. Guardando alla realtà locale infatti, una statistica dall'Associazione Antigone risalente al dicembre 2019, fotografava un tasso di affollamento del 142% alla Casa Circondariale Sant'Anna.

"Questa emergenza sanitaria [...] - si legge nella presentazione dell'iniziativa - può rappresentare un’importante occasione per riaccendere le luci sul pianeta-carcere e sollecitare il potere politico a riprendere il cammino delle riforme necessarie per ridare vitalità e concretezza ai principi enunciati nel terzo comma dell’art. 27 della Costituzione", che vieta le pene disumane, che tutto fanno fuorchè perseguire l'obiettivo principale del diritto penale, ossia la rieducazione del condannato.

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