Goldoni di Carpi, alta adesione allo sciopero e incontro con i sindaci

I sindacati stimano un'adesione al 90% sia tra gli operai che tra gli impiegati allo sciopero di 2 ore con presidio questa mattina alla Goldoni di Carpi, a sostegno della richiesta di un piano industriale che assicuri sviluppo produttivo e occupazionale ai 240 dipendenti ed ai 16 lavoratori occupati nell'appalto della logistica., questi ultimi sono stati presenti al presidio e hanno scioperato per l'intera giornata per ottenere chiarezza sulle prospettive dell'appalto.

Al presidio, a cui hanno partecipato un centinaio di persone, hanno fatto visita per dare il loro sostegno, i sindaco di Carpi Alberto Bellelli e di Rio Saliceto Lucio Malavasi ed il consigliere regionale Enrico Campedelli.

La situazione attuale è un sostanziale fermo delle vendite e della produzione, con ritardi nei pagamenti ai fornitori, fino alla recente decisione di internalizzare l'appalto della logistica senza dare le garanzie occupazionali previste ai lavoratori coinvolti, per arrivare poi alla messa in discussione del Premio di Risultato già concordato per il 2019. Tutto ciò sta inoltre determinando pesanti ripercussioni sul territorio per le ricadute sulle aziende dell'indotto con interventi di cassa integrazione e rischi di chiusura per le aziende meno strutturate.

Le Rappresentanze sindacali chiedono alla proprietà, come prima condizione imprescindibile, di "sanare immediatamente la situazione debitoria verso i fornitori e garantire loro il rispetto rigoroso dei futuri pagamenti". "Serve poi un chiaro piano industriale che valorizzi il prodotto Arbos senza abbandonare la produzione Goldoni, a partire dalla rete di vendita e assistenza, efficientando la produzione e mantenendo all'interno tutte le attuali lavorazioni", spiegano dalla Cgil, dalal Rsu Goldoni e dalla Rsa Isi.

La situazione è aggravata dalla assenza di ammortizzatori sociali per effetto delle attuali normative. Ammortizzatori sociali già utilizzati interamente e che hanno permesso il salvataggio dell'impresa dopo la grave crisi in cui versava prima del cambio di proprietà. Su questo specifico punto si sta verificando congiuntamente con l’azienda la possibilità di chiedere al Ministero del Lavoro un contratto di solidarietà in deroga.

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Le rappresentanze sindacali confidano che "negli incontri già previsti con le aziende coinvolte entro la settimana, si possano individuare percorsi di soluzione a questa grave situazione".

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