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Asili aperti per i figli dei lavoratori "indispensabili". Ma nessuno decide chi sono

Una norma mai chiarita al centro di un contenzioso istituzionale finora sterile: nessuno ha mai determinato chi siano i lavoratori "essenziali" alla pandemia, nè tantomeno sono stati accolti in classe i figli del personale sanitario

Nei giorni scorsi, con l'entrata in vigore delle restrizioni da "zona rossa" e la conseguente chiusura delle scuole, si è acceso il dibattito su una questione irrisolta a livello normativo, la cui applicazione avrebbe potenzialmente effetti molto tangibili per migliaia di famiglie. Si tratta del tema della possibilità di svolgere lezione in presenza per i figli di determinate cateorie di lavoratori.

Infatti, il “Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione” che è recepito nel Decreto Ministeriale 26 giugno 2020, n. 39, Piano Scuola 2020/21, recita testualmente: ”Nel caso di nuova sospensione dell’attività didattica l’Amministrazione centrale, le Regioni, gli Enti locali, gli enti gestori delle istituzioni scolastiche paritarie e le istituzioni scolastiche statali opereranno, ciascuno secondo il proprio livello di competenza, per garantire la frequenza scolastica in presenza, in condizioni di reale inclusione, degli alunni con disabilità e degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione. La circostanza di cui al presente paragrafo sarà regolata da apposito atto dispositivo”. Questo Decreto ministeriale è stato persino richiamato negli allegati al nuovo DPCM del governo Draghi.

Questa disposizione è stata confermata dalla nota del Ministero della Pubblica Istruzione del 4 marzo, che sostanzialmente conferma, ciò che già aveva affermato a novembre, e cioè che: ”Nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario, direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell’età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza”.

E' chiaro che questa disposizione, finora non applicata, apre scenari complessi, in particolare intorno alla definizione di "servizi pubblici essenziali". L'unica certezza è che non vi sono certezze e che nessuna istituzione simai spinta oltre la formulazione di questo articolo, evitando così di chiarire quali famiglie potrebbero usufruire di questa non certo secondaria agevolazione. 

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Sul tema sono intervenute oggi le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, che hanno mosso in primis una critica di metodo alla Regione Emilia-Romagna. "Il 6 marzo insieme ad ANCI, manda una richiesta di chiarimenti al Governo sostenendo che non vi sarebbero solide basi giuridiche per garantire la didattica in presenza ai figli di chi, per esempio è impegnato nei reparti ospedalieri per assistere i malati oppure altri addetti a servizi essenziali ed indispensabili per i cittadini che debbono per forza operare nei luoghi di lavoro. Si pensi a quei genitori impiegati in prima linea in attività di contrasto alla pandemia", accusano i sindacati.

"E’ ora che chi decide si assuma anche la responsabilità di individuare criteri per scegliere le categorie di lavoratori definiti essenziali e che hanno bisogno di essere aiutate, ma bisognava farlo ieri non, forse, dopodomani - proseguono Cgil, Cisl e Uil - Invece, affermando che non vi sono basi giuridiche per prendersi carico delle famiglie dei lavoratori dei servizi pubblici essenziali, si mette in discussione anche ciò che sarebbe chiaro almeno per il personale dei servizi sanitari esplicitamente citati, il quale anche in caso di introduzione di congedi straordinari ne potrà usufruire solo subordinandoli alle necessità assistenziali. La ratio della possibilità della didattica in presenza era ed è legata al fatto che la collettività ha necessità che tutti i sanitari siano presenti nei luoghi di lavoro".

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