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Cimitero Rossi-Braghieri, in una lettera degli anni '70 il segreto delle sue finestre

Il ricordo dell'architetto Gianni Braghieri: "Una cittadina chiedeva perché non avessero serramenti e io e Aldo ci abbracciammo. La città dei vivi che avevamo immaginato esisteva davvero"

Il cimitero Rossi Braghieri (San Cataldo) è una città dei vivi. Il dettaglio che la rende davvero tale è tanto bizzarro quanto essenziale: le finestre, minimali tagli nel muro, figlie di una visione che trovò la sua massima espressione nella lettera datata 1978 di una cittadina modenese. Con grande gioia dello stesso Gianni Braghieri e di Aldo Rossi che, dopo averla letta, si abbracciarono e uscirono a brindare con lo champagne. “Nei bicchieri a coppa, oggi non so perché si beve nelle flûte”, specifica Braghieri. 

Siamo nel 1971, momento in cui l’architetto Aldo Rossi e l’allora 25enne collega Gianni Braghieri presero in mano il progetto dell’incompiuto cimitero di San Cataldo - la cui parte monumentale, a firma di Cesare Costa, è stata iniziata nel 1858 e terminata 112 anni dopo -. 

Il progetto inizia, si comincia a lavorare. Finché un giorno, nel gennaio del 1978, arriva sulla scrivania dei due una lettera che una cittadina di Modena, abituale frequentatrice del cimitero e del primo stralcio del nuovo progetto, aveva inviato all’allora sindaco Germano Bulgarelli. “La signora chiedeva se non fosse stato possibile risolvere alcuni problemi progettuali del nuovo cimitero con la posa in opera di serramenti nelle finestre sull’edificio che a lei sembrava non finito perché, come tutte le case, gli edifici hanno dei serramenti alle finestre e d’inverno, con lo stravento, la pioggia e la neve entra nei corridoi”, racconta l’architetto Braghieri che oggi, a 50 anni dalla prima (incompiuta) inaugurazione del cimitero ha ripreso in mano il progetto - su richiesta del Comune di Modena - con l’intento di terminarlo. 

“Questa lettera - continua Braghieri - era accompagnata da poche righe del Sindaco Bulgarelli che chiedeva, con molta cautela e con un certo timore per possibili reazioni negative da parte dei progettisti, se si potesse trovare qualche accorgimento per poter accontentare la cittadina senza andare a stravolgere l’opera architettonica. Quando Aldo Rossi aprì la busta e lesse, ci alzammo dai nostri tavoli di lavoro e ci abbracciammo commossi. Andammo immediatamente al bar e ordinammo due coppe di champagne. Questo momento è a mio parere, e lo è stato anche per Rossi, uno dei più alti momenti di gioia relativi al nostro fare architettura”. 

Perché? Perché racchiude tutto il senso del messaggio che il progetto Rossi-Braghieri voleva e vuole tutt’ora trasmettere: un cimitero come ‘città dei vivi’. “Nella relazione al progetto abbiamo sempre descritto gli edifici del nuovo cimitero come delle parti di espansione della città, come degli edifici che anche se erano per la città dei morti non dovevano essere differenti da quelli che si costruiscono per la città dei vivi. La città dei morti – la città dei vivi. Tutti i cimiteri che sono stati costruiti dall’editto napoleonico di Saint Cloud del 1804 hanno loggiati e finestre ma mai i serramenti. Se la cittadina di Modena si era domandata la ragione del perché non c’erano i serramenti era dovuta solo al fatto che identificava quell’edificio come un edificio della città. Un fatto sostanziale che spiega in modo chiaro e semplice il vero significato del progetto”, la sua conclusione. 

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