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Rimandata l'uscita dall'Unione Area Nord, il Tar boccia Mirandola

La sentenza del Tar emiliano-romagnolo certifica l'impossibilità per il comune della Bassa di lasciare l'Ucman prima che siano trascorsi 5 anni dall'ultimo conferimento di servizi

Tutto da rifare per l'Amministrazione mirandolese, che vede bocciato per il momento il progetto di abbandonare l'Unione dei comuni dell'Area Nord (Ucman). Il Tar dell'Emilia-Romagna ha infatti annullato a delibera approvata dal consiglio comunale nel maggio scorso, secondo la quale Mirandola avrbbe dovuto abbandonare l'Unione già dal 2021. Come più volte sostenuto dai ricorrenti, infatti, l'attuale normativa (articolo 19 comma 4 della legge regionale 21/2012) non prevederebbe la possibilità di retrocedere prima che siano trascorsi 5 anni dall'ultimo conferimento di servizi all'Unione.

Ferma restando la volontà politica del centrodestra mirandolese di proseguire per la propria strada, dunque, si dovrà attendere ancora prima che il percorso possa essere formalizzato. Una velocizzazione potrebbe essere data da un accordo fra le amministrazioni aderenti all'Unione, che però pare oggi più che mai impossibile da essere raggiunto. Nel frattempo la Lega, promotrice della "mirandolexit", potrebbe ricorrere al Consiglio di Stato.

"Prematuro esprimere ora un giudizio articolato oltre che dettagliato rispetto a quanto sentenziato dal Tribunale Amministrativo - ha commentato il sindaco Alberto Greco - Da parte nostra c’è la ferma volontà di valutare in modo attento la sentenza, ed agire di conseguenza, solamente dopo un’accurata ed approfondita analisi della stessa date le motivazioni poco convincenti. Resta il fatto che, il Consiglio comunale il giugno scorso si è espresso a maggioranza per il recesso dall’UCMAN per ragioni fin troppo note, ed ogni passo che andremo a compiere successivamente deve comunque tenere conto anche di quel voto. Proprio per questo, ci riserviamo fin da ora di valutare come passo successivo più probabile, quello di ricorrere al Consiglio di Stato, in quanto organo superiore al T.A.R.”.

La decisione del Tar è stata accolta con soddistazione dal centrosinistra della Bassa. Paolo Negro capogruppo di Liste civiche-Pd nel Consiglio dell’Unione Comuni Area Nord, ha dichiarato: " Esiste un principio di legalità che tutela i valori di una comunità, a cominciare dal come si sta insieme, che la Lega, nel voler imporre a suon di delibere un’operazione di chiaro stampo propagandistico, ha violato. Si può uscire da un’Unione, ma nel rispetto delle esigenze di tutti gli enti e di tutta la popolazione coinvolta. Devono essere passati almeno cinque anni dall’ultimo trasferimento di una funzione (e Mirandola ha trasferito l’ultimo servizio solo un anno fa) e questo per garantire - lo dice chiaramente il Tar, ma lo abbiamo sempre sostenuto anche noi in questi mesi – “il regolare funzionamento dell’Unione nel tempo, consentendo alla stessa una programmazione pluriennale che non sia soggetta alle mutevoli e unilaterali decisioni dei Comuni che ne fanno parte”. Il Tar accoglie anche un’altra argomentazione che abbiamo più volte sottolineato: “c’è un difetto di istruttoria e motivazione”. Significa che la Lega a Mirandola ha voluto andare avanti a testa bassa, a dispetto di tutti i pareri contrari, a cominciare da quelli del responsabile del servizio finanziario del Comune e del Collegio dei revisori, tirando in ballo inadempimenti degli altri Comuni che lo stesso Tar definisce “presunti”. Questo era vero allora, ma è vero tuttora. A distanza di mesi la Giunta di Mirandola e l’on. Golinelli non sono riusciti a produrre un solo numero che testimoni il vantaggio che i cittadini di Mirandola avrebbero dal recesso dall’Unione. Sono, invece, molto chiari i problemi. E lo sottolinea lo stesso giudice amministrativo quando riprende le motivazioni dei pareri negativi degli organi preposti che già avevano sottolineato come l’uscita avvenisse nell’assenza di qualsiasi valutazione sulle conseguenze patrimoniali, economiche e finanziarie. L’unica certezza è che il recesso da oltre 20 convenzioni comporterebbe effetti rilevanti immediati sul bilancio del Comune e sull’intero sistema dell’Unione dei Comuni, aggravati, aggiungiamo noi, dalla gravissima situazione sanitaria, sociale ed economica causata dalla pandemia”.

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