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Senza fissa dimora in zona San Cataldo: accolti dal piano di Accoglienza invernale

“Con il piano di Accoglienza invernale già ospitate oltre 90 persone. Necessarie anche strategie per rinforzare i legami sociali”: Pinelli risponde a interrogazione di Giacobazzi (FI)

I senza fissa dimora che stazionavano all’interno di veicoli nella piazza Setti, che costeggia un lato del Cimitero San Cataldo sono stati accolti attraverso il piano di Accoglienza invernale o hanno iniziato percorsi di presa in carico. A circa un mese dall'avvio del piano del Comune, oltre 90 persone sono state ospitate complessivamente nelle tre strutture disponibili. Per alcuni senza fissa dimora è però impossibile l’inserimento in contesti comunitari; vengono attivati pertanto interventi educativi in strada per evitare scivolamenti verso situazioni di maggior degrado, intercettando e anticipando la possibilità di episodi socialmente riprovevoli. Ma vanno messe in atto anche strategie che rinforzano i legami sociali in un’ottica di presa in carico comunitaria del problema, almeno come capacità di comprendere che il benessere della comunità è correlato alla sua capacità di farsi carico degli ultimi”.

Lo ha affermato l’assessora alle Politiche sociali Roberta Pinelli rispondendo nel Consiglio comunale, in modalità question time, di lunedì 24 gennaio, a un’interrogazione di Piergiulio Gacobazzi di Forza Italia. Il consigliere, facendo riferimento alla presenza di bivacchi accanto al cimitero monumentale, ha chiesto all’amministrazione “se sia al corrente della situazione; come intenda agire per la soluzione della problematica e per evitarne il ripetersi e, qualora fosse già intervenuta, se le persone accampate siano state identificate, se siano state traferite e dove”.

L’assessora ha precisato che le persone, tutte identificate, stazionavano all'interno di mezzi di proprietà (un’auto, un furgone, una roulotte e un camper) e sono conosciute dai servizi di Comune e Ausl: “Si tratta di situazioni complesse in cui non è semplice l'aggancio coi servizi, che interagiscono costantemente con le Unità di strada professionali e volontarie. Il lavoro coordinato e continuato nel tempo tra servizi e volontariato può generare relazioni di fiducia che consentano l'avvio di percorsi di emancipazione dalla vita in strada. Si tratta in pratica di interventi finalizzati alla riduzione del danno, poiché alcuni senza fissa dimora rifiutano il collocamento, mentre per altri i luoghi individuati non sono adeguati o non sempre si dispone di un sufficiente numero di posti”.

L’assessora ha quindi sottolineato come nell’ambito del piano di Accoglienza invernale, attivo dallo scorso dicembre, le Unità di Strada professionali e volontarie che escono ogni notte e monitorano la situazione in città sono in costante contatto con l’intero gruppo di lavoro e la collaborazione tra servizi sociali, sanitari, gestori e volontariato costituisce una rete di presidio dei luoghi cittadini e favorisce la tutela delle persone più fragili. Inoltre, attraverso il progetto di Accoglienza invernale viene svolto un importante monitoraggio delle condizioni di salute delle persone senza fissa dimora anche rispetto alla diffusione del virus; è stata infatti promossa una campagna vaccinale e vengono periodicamente eseguiti tamponi per l'accesso alle strutture.

Pinelli ha anche ricordato che è in fase di progettazione la Comunità di transito, una struttura finanziata per due anni dal Ministero dell’Interno, anche grazie all’interessamento della prefetta, che sarà attivata a seguito di un percorso di co-progettazione e che consentirà di accogliere almeno 14 persone adulte in difficoltà che vivono in strada. Tale struttura sarà utilizzata per inserimenti di breve periodo per persone che non reggono il collocamento in comunità se non per periodi limitati e gli inserimenti potranno avvenire sia in relazione a particolari situazioni di salute di senza fissa dimora sia in relazione a situazioni di grave degrado, segnalati anche dai cittadini.

“L’accoglienza nella comunità di transito può rappresentare una tappa all’interno di un progetto di vita individuale – ha continuato l’assessora - oppure il risultato di una biografia in discesa, ma in tutti casi comporta l’emergere di bisogni prioritari, legati alla sussistenza e alla necessità di uno spazio per ridefinire il proprio progetto di vita. Credo, infine, che vadano messe in campo strategie che rinforzano movimenti di vicinanza e resi visibili i collegamenti tra la persona senza fissa dimora e la comunità come luogo fisico e relazionale dove si sviluppano percorsi di inclusione sociale”.

In replica, il consigliere Giacobazzi ha ribadito che obiettivo dell’interrogazione era portare all’attenzione del Consiglio la presenza di persone che vivono in condizioni di grande disagio e che dovrebbero essere prese in carico dai servizi sociali e, allo stesso tempo, le difficoltà e le paure di chi si reca in visita al cimitero. “Purtroppo – ha proseguito – queste situazioni continuano a essere diffuse sul territorio: bisogna tenere alta l’attenzione su queste realtà perché immigrazione clandestina, furti e spaccio sono all’ordine del giorno”.

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