Maxi evasione alla Alcar Uno di Castelnuovo, "La melma è venuta a galla"

I sindacati intervengono sull'indagine della FInanza che ha portato al sequestro di beni a carico di Sante Levoni, accusato di una serie di irregolarità fiscali per la gestione dell'azienda Alcar Uno, da anni teatro di lotte e processi

La maxi evasione fiscale e contributiva scoperta dalla Finanza ai danni della Alcar Uno e dell'ex presidente Sante Levoni - che ha portato ad un ingente sequestro di beni - chiama in causa anche i sindacati, che per anni hanno trovato in quell'azienda un difficile terreno di lotta. La sigla più agguerrita è ancora una volta SI Cobas, che presso l'azienda di Castelnuovo ha vissuto una stagione di enorme mobilitazione: "E' proprio la stessa azienda in cui per anni il nostro sindacato ha condotto una lotta durissima per affermare i diritti dei dipendenti in appalto, e che fu alla base della squallida montatura che portò prima all'arresto del coordinatore nazionale Aldo Milani con l'infamante accusa di estorsione ai danni proprio della famiglia Levoni, e poi a un processo per cui è ancora in corso la fase di appello nonostante l'assoluzione piena in primo grado".

Il sindacato autonomo sottolinea: "Tutto ciò grazie a quel fitto e sistematico utilizzo di somme versate ai lavoratori esentasse con la voce illecita di 'trasferta Italia', e della vendita al nero di tonnellate di prosciutti prodotti 'di nascosto' grazie alle condizioni di sfruttamento schiavistico della manodopera garantite dal sistema degli appalti alle finte cooperative. Tutto ciò a conferma di quanto il nostro sindacato  e i lavoratori di Alcar Uno e GlobalCarni hanno denunciato per oltre due anni, pagando con i licenziamenti, le manganellate fuori ai cancelli, il carcere e le montature giudiziarie".

I cobas attaccano poi la Cgil: "Ora che il re è nudo, come sempre arrivano le dichiarazioni e i comunicatistampa fuori tempo massimo della Cgil modenese: questi signori sono gli stessi che durante la vertenza contro i licenziamenti in Alcar Uno hanno erano in prima fila nella campagna di discredito e di diffamazione del SI Cobas. Sono stati complici di Levoni fino a ieri sera e ora hanno il coraggio di parlare di diritti dei lavoratori...".

La Cgil, in particolare la sigla Flai, ha a sua volta commentato l'indagine della Procura della Repubblica di Modena. "Non è la prima volta che la famiglia Levoni è protagonista di un uso spregiudicato degli appalti di manodopera, così come altri imprenditori del distretto delle carni. Dopo una fase un cui negli anni 2000 la Flai-Cgil di Modena aveva sollecitato le imprese del settore, le organizzazioni imprenditoriali, le istituzioni e le amministrazioni a contrastare il fenomeno dilagante delle false cooperative di manodopera, si è iniziato a denunciare alle autorità competenti le illegalità del sistema: intermediazione illecita di manodopera, applicazione di contratti di lavoro inadeguati, evasione fiscale e contributiva a danno dei lavoratori, illeciti vari nella conduzione delle cooperative stesse, spesso di fatto gestite delle aziende committenti".

"La famiglia Levoni - ricostruisce la Cgil - non si è fatta mancare nulla: una cooperativa di manodopera “fatta in casa”, la “Log-man”, gestita da famigliari dei Levoni; un’altra cooperativa, “Alba Service”, il cui presidente  denunciava sconsolato al tavolo prefettizio che i soci-lavoratori venivano gestiti di fatto dall’azienda committente; un’altra cooperativa ancora, la “Planet”, che faceva parte del famigerato “Consorzio Job Service” che, oltre a produrre cooperative una dietro l’altra (tra le quali quelle che operavano anni fa in Castelfrigo), creava buchi milionari per l’erario. Infine, in piena vigenza del Testo Unico della Regione Emilia Romagna per la “Promozione della Legalità e per la Valorizzazione della Cittadinanza e dell’Economia Responsabili”, la richiesta di finanziamenti pubblici per 7,6 milioni di euro (di cui 1 milione dalla Regione Emilia-Romagna!) per le “innovazioni tecnologiche” e per espandere, di fatto, il modello vincente degli appalti di manodopera".

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“Le indagini della Guardia di Finanza hanno confermato ancora una volta che un modello di sviluppo basato sugli appalti di manodopera e sulla riduzione dei diritti dei lavoratori si porta dietro anche l’illegalità – dichiara Marco Bottura della Flai/CGIL di Modena. - Non è la scoperta di oggi, ma la conferma di quanto sta avvenendo da troppi anni. Ciò che è illegale viene considerato normale e, da alcuni, anche inevitabile. Tuttavia il tema vero è il futuro dei nostri distretti industriali: le amministrazioni devono essere consapevoli che la competitività basata su questi mezzi significa orientare i distretti verso una via bassa dello sviluppo. Gli investimenti pubblici dovrebbero premiare le imprese che investono non solo sulla qualità del prodotto, ma anche sulla qualità e sulla legalità del lavoro. Gli imprenditori inizino ad assumere direttamente e a formare i lavoratori del futuro, invece che lasciarli alla mercé di false cooperative di manodopera”.

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