Focolaio in Gls, SI Cobas: "L'azienda prosegue senza garanzie per i lavoratori"

"Siamo in pieno focolaio conclamato, tuttavia l’azienda continua a lavorare" sono le parole del sindacato dei Si Cobas dopo che è stata accertato un focolaio all'interno di Gls

Dopo la protesta avvenuta nei giorni scorsi davanti alla sede Ausl da parte dei SI Cobas sono stati effettuati i dovuti controlli e la verifica eseguita attraverso i tamponi ha mostrato "che ci sono tra i 20 ed i 30 positivi all’interno della sede Gls di Modena, su di un impianto di circa 130 lavoratori complessivi". Lo spiega lo stesso sindacato autonomo.

Siamo in pieno focolaio conclamato -afferma il sindacato- Tuttavia l’azienda continua a lavorare, mentre i giornali di oggi parlano della chiusura della stazione dei carabinieri di San Possidonio per un solo contagiato. Perchè?”

È quanto si domandano i SI Cobas alla luce dei risultati dei test ed è per questo che nella giornata di oggi hanno manifestato davanti al Sindaco e all’assessorato ai servizi sociali e alla salute ma anche davanti alla sede dello psal e all’ufficio del lavoro presso la provincia di Modena.

“Mancano ancora, sembra, oltre 30 (35, 36, 37?) persone alla verifica del tampone, perche?- prosegue il sindacato -  E’ stata una omissione della Ausl o della azienda? Ci siamo recati presso il sindaco (telefonato ieri); la sede dell’assessorato ai servizi sociali e alla salute che ci ha risposto che non sono competenti per i privati ma solamente per le case protette, la sede dello psal e l’ufficio del lavoro presso la provincia di Modena. Che risposte ci hanno dato? Nessuna a parte lo psal che è disponibile all’ascolto.”

Allo stesso modo rispondono alcuni lavoratori “Noi chiediamo una cosa molto semplice, sentendoci non solo potenziali contagiati, ma anche potenziali portatori e diffusori del virus, come dobbiamo comportarci? Cosa succede al nostro impianto? In che modo noi e il pubblico con cui entriamo in contatto verranno tutelati dalle istituzioni? Come si devono comportare i parenti o conviventi dei nostri iscritti? Non ci risulta che siano state fatte le interviste per individuare le persone che hanno contatti più frequenti con i contagiati: perché?”

Domande che ad oggi non hanno ancora trovato risposta e allo stesso tempo una situazione che mette in difficoltà i lavoratori non solo dal punto di vista della salute ma anche da quello economico.

Vorremmo lavorare, ma ci stiamo astenendo per senso di responsabilità sociale ed è per questo che chiediamo che queste giornate di lavoro vengano retribuite: l’azienda che gestisce la maggior parte dell’impianto, ha risposto che non lo saremo. Non siamo dunque legittimati a tutelarci?”

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