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Storie antivirus, il racconto di un’ostetrica del Policlinico di Modena

Cercare di diffondere le proprie esperienze ed emozioni di questo periodo per portare solidarietà a che sta affrontando la quarantena. Così nasce la piattaforma "Spread Stories not the Virus". Tra le storie quella di un’ostetrica di Modena

Nei giorni scorsi sulla piattaforma online "Spread Stories not the Virus", Cecilia Bassi, un'ostetrica italiana che lavora nell'ospedale di Modena, ha pubblicato la sua esperienza in questo periodo di quarantena legata al Coronavirus.

La piattaforma è nata dalla necessità di creare uno spazio dedicato a mostrare come i cittadini di tutto il mondo vivono le loro città in un momento in cui tutto sembra sospeso, concentrandosi sui lati umani delle testimonianze.

“È il mio giorno di riposo sono in giardino e provo a rilassarmi cercando di mettere in pausa la miriade di pensieri che in questi giorni inonda la mia testa.

Alzo lo sguardo e vedo i miei cuccioli che dormono beati, uno sull’altro, ascoltandosi il respiro e il battito del cuore. Inevitabilmente mi chiedo perché sta accadendo tutto questo, perché quello stesso tipo di intimità e vicinanza è in questi giorni assente dalle nostre vite. Mi chiedo quando potrò riabbracciare allo stesso modo i miei fratelli, i miei genitori e quando i miei figli potranno riabbracciare così i loro nonni, i loro Zii e i loro amici. Non vedo davvero l’ora, ma ho anche paura che manchi ancora troppo tempo.

Non sono una persona pessimista, ma in questi giorni lavorando in ospedale sento che vedere il lato positivo delle cose richiede uno sforzo sempre più forte. Sono un’ostetrica, e penso di fare uno dei lavori più belli del mondo. Ho il privilegio di vedere la vita che inizia, la forza delle donne, vedo coppie diventare genitori ogni giorno. Tuttavia, in questo periodo è difficile, è diventato difficile anche lavorare nel reparto più bello dell’ospedale.

Sto cercando di dare il massimo, ma non sono abituata ad indossare mascherina e cuffia costantemente durante l’assistenza ai travagli, ma ora si, è necessario per la mia sicurezza e quella degli altri. Una neomamma qualche giorno fa mi ha chiesto di potermi vedere in volto, non si voleva dimenticare del mio viso. Le ho chiesto perché, e mi ha risposto che del coronavirus nessuno si dimenticherà mai, ma quello era il giorno del suo parto e lei voleva raccontare alla sua dolce bambina della ragazza che ha aiutato a farla nascere, non del virus.

È ora della nanna per me e per i miei bambini, e per ricordarmi ogni sera che andrà tutto bene ho disegnato con mio figlio un grande arcobaleno sulla federa del cuscino.

Ce la faremo!”

Altre testimonianze e racconti sulla pagina Facebook di Spreadstoriesnotthevirus.

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