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La ricerca dietro all'assistenza e alla cura, all'AOU di Modena attivati 323 studio

Nel corso del 2020 sono stati attivatie molte ricerche, l’82% delle quali sono “non profit”. Vagnini: “Quando parliamo di azienda ospedaliera si pensa subito all’assistenza e alla cura, non immediatamente a tutto il lavoro di ricerca che vi sta dietro”

Nel corso dell’anno 2020 l’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena ha attivato nel complesso 323 studi. Il campo di applicazione comprende tutte le tipologie di studi clinici, vale a dire quelli con farmaci, quelli con uso di dispositivi medici e quelli volti ad indagare procedure innovative. L’82% dei progetti (264 in totale) è “non profit” vale a dire che non può essere utilizzato ai fini di sviluppo industriale del farmaco. Circa il 40% degli studi attivati sono studi interventistici ovvero farmacologici, con dispositivi medici oppure sperimentali senza farmaco e dispositivi medici. Più del 50% di questi riguardano studi farmacologici la maggior parte dei quali svolti in ambito oncologico. Un dato, questo, che rispecchia l’andamento nazionale come riportato nel “19° Rapporto Nazionale Anno 2020 - La Sperimentazione Clinica dei Medicinali in Italia” di AIFA.

“Quando parliamo di azienda ospedaliera si pensa subito all’assistenza e alla cura, non immediatamente a tutto il lavoro di ricerca che vi sta dietro”, puntualizza Claudio Vagnini, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena. “In realtà questo lavoro costituisce una fetta consistente e determinante di tutto l’impegno e la professionalità dei nostri clinici e ricercatori. L’emergenza sanitaria di quest’ultimo anno ha riportato all’attenzione pubblica l’importanza della ricerca e degli studi, ed è bene far sapere come la possibilità di intervenire con efficacia sui pazienti sia possibile grazie alla ricerca scientifica e clinica che, parallelamente a questa assistenza, noi portiamo avanti. In tal senso, la collaborazione con l’Università di Modena e Reggio è fondamentale e imprescindibile e come tale auspichiamo che essa nel tempo venga sempre più rafforzata e potenziata, per giungere a risultati sempre più innovativi e all’avanguardia”.

Poiché la ricerca, al pari della funzione assistenziale e delle attività di formazione, è una delle funzioni istituzionali proprie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, i professionisti sanitari, insieme al personale e ai servizi di supporto, partecipano attivamente allo svolgimento dell’attività, nell’ottica di consolidare lo sviluppo ed il miglioramento continuo della qualità dei servizi sanitari.

Come sottolinea il Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro, “è proprio la stretta e costante sinergia tra l'istituzione ospedaliera e quella universitaria a permettere il raggiungimento di traguardi così importanti e significativi. L’attivazione di un numero tanto cospicuo di studi clinici, molti dei quali non profit, è indice di una grande autorevolezza scientifica dei ricercatori e delle ricercatrici, ma è anche frutto del sostegno costante delle nostre istituzioni, che non hanno fatto mai mancare investimenti e che hanno fornito un supporto fondamentale in termini programmatici e organizzativi. Sono certo che i risultati di questi studi porteranno ulteriori benefici tangibili non solo all'interno della comunità scientifica ma anche nel tessuto sociale, di cui Università e Azienda Ospedaliera sono parte integrante”.

E a questo proposito, Giorgio De SantisPresidente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, aggiunge: “L’integrazione tra Azienda Ospedaliera e Università raggiunge il proprio apice proprio nell’attività di ricerca. Pensiamo solo al fatto che il personale universitario è coinvolto nel 90% degli studi approvati dalla Piattaforma regionale sulla ricerca sanitaria in Emilia-Romagna (SIRER). Questa prassi si traduce in una mutua e proficua collaborazione tra ricerca clinica, da una parte, e laboratoristica e universitari, dall’altra. La conclusione che possiamo trarre è che non ci può essere clinica senza ricerca e viceversa”.

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