Esordio giovanile della demenza, Unimore firma il primo studio epidemiologico

Uno studio epidemiologico sulla “demenza ad esordio giovanile” (EOD, Early Onset dementia), ovvero prima dei 65 anni, rivela per la prima volta l’incidenza e le caratteristiche di questa patologia, che nella sola popolazione modenese risulta avere una frequenza di 74 casi ogni 100.000 abitanti

Lo studio è stato realizzato grazie ad una stretta collaborazione di un team multidisciplinare composto da neurologi, neuropsicologi ed epidemiologi afferenti al Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze (BMN) di Unimore, alla Unità di Neurologia della Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, al Dipartimento di Cure primarie dell’Azienda USL di Modena e all’Unità di Neurologia dell’Ospedale di Carpi. Promosso dalla neurologa Dr.ssa Annalisa Chiari, responsabile dell’ambulatorio di Neurologia Cognitiva dell’Ospedale Civile di Baggiovara, che ne è il primo autore, è stato realizzato congiuntamente dai gruppi di ricerca coordinati dal Prof. Marco Vinceti, ordinario di Sanità Pubblica a Unimore, responsabile del centro di ricerca per Epidemiologia Ambientale, Genetica e Nutrizionale CREAGEN, e dalla Prof.ssa Giovanna Zamboni, associato in Neurologia di Unimore da pochi anni rientrata in Italia dopo un decennio trascorso presso l’Università di Oxford (Regno Unito).

Nello specifico, lo studio si inserisce nell’ambito del filone di ricerca attivo presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore, focalizzato sulle malattie neurodegenerative, in particolare sullo studio dei fattori eziopatogenetici, sui meccanismi alla base della variabilità clinica e sulle potenzialità predittive e preventive della demenza, e all’interno del “Progetto di Eccellenza 2018-2022” approvato e finanziato dal MIUR al dipartimento stesso a seguito del bando nazionale collegato alla Valutazione della Qualità della Ricerca 2011-14. La sua realizzazione è stata inoltre possibile grazie anche ad un finanziamento da parte di Airalzh ONLUS e Coop Italia.

Questo studio – commenta la Professoressa Giovanna Zamboni di Unimore - mostra quanto siano effettivamente frequenti forme di demenza che troppo spesso sono state ignorate, ovvero quelle che colpiscono persone giovani ed ancora attive. Sapere quante persone ne siano colpite rappresenta il primo passo per aumentare consapevolezza fra i medici stessi, affinché le persone affette vengano più facilmente individuate ed indirizzate a servizi specifici di Neurologia Cognitiva, così da essere supportate al meglio ed in modo specifico. Inoltre, i pazienti con demenza giovanile e le loro famiglie hanno bisogni diversi da quelli degli anziani, hanno caratteristiche peculiari, e potenzialmente potrebbero beneficiare al meglio di nuovi farmaci in via di sperimentazione. Il nostro gruppo di ricerca di Neurologia Cognitiva sta studiando in modo approfondito i bisogni dei pazienti con demenza ad esordio precoce, così come le loro peculiari caratteristiche cliniche e meccanismi neurali. Ringraziamo di cuore tutti i pazienti ed i familiari che aiutano questo tipo di ricerca partecipandovi con entusiasmo e dedizione, e dimostrando una generosità nei confronti di tutte le persone affette, ora ed in futuro, che va ben oltre il loro singolo caso”.

Si è trattato di una collaborazione – afferma il Professor Marco Vinceti di Unimore - particolarmente stretta e proficua tra gruppi di ricerca aventi competenze diverse, epidemiologiche e clinico-neurologiche, uniti nella realizzazione del Progetto di Eccellenza del nostro Dipartimento BMN ed in particolare della linea dedicata allo studio dell’epidemiologia, predizione, diagnosi precoce e terapia del decadimento cognitivo. Un’indagine di questo tipo potrebbe auspicabilmente favorire l’individuazione dei fattori di rischio ambientali e comportamentali delle diverse forme cliniche della demenza giovanile, qualora tali fattori causali siano diversi da quelli della più comune forma di demenza caratterizzante l’età avanzata, come molti ricercatori ipotizzano”.

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Questo studio sulle demenze ad esordio precoce – commenta il  Professor Michele Zoli, Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore - rende orgoglioso il nostro dipartimento, che ha nelle Neuroscienze una delle linee di ricerca e sviluppo maggiori, in quanto esalta molteplici elementi qualificanti della nostra politica della ricerca, l’efficace collaborazione tra gruppi con competenze diverse e complementari, sia universitari sia ospedalieri, la grande qualificazione scientifica dei ricercatori e l’innovatività della ricerca testimoniata dal prestigio della pubblicazione, il forte impatto sulla comunità medico-sanitaria nazionale e mondiale e l’immediata ricaduta assistenziale”.

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