Test e tamponi, i laboratori modenesi si riconvertono per gestire l'epidemia

Già completati 5.000 test sierologici sul personale e 15.000 tamponi. In termini assoluti il carico è in realtà inferiore a quello abituale, dove vengonoeffettuati di media ben 28.000 esami al giorno. Oggi però l'attività ordinaria ha subito un calo del 35%

Non solo le (grandi) aziende stanno riconvertendo le proprie produzioni, in chiave Covid-19, ma anche le strutture sanitarie. È il caso a Modena del dipartimento integrato interaziendale di medicina di laboratorio e anatomia patologica, diretto dal dottor Tommaso Trenti: oggi, la sua attività è stata dirottata in parte all'esecuzione di esami, tamponi e test sierologici a caccia del coronavirus. Per quanto riguarda i test sierologici sono due le strutture coinvolte: il laboratorio Blu, che ha sede all'ospedale civile di Baggiovara, e la struttura complessa di microbiologia clinica dell'azienda ospedaliero-universitaria, diretta dal dottor Mario Sarti. 

Al momento sono oltre 5.000 i test già completati, partendo dal personale sanitario dei reparti a rischio e dal personale delle Case Residenza Anziani come priorità. La struttura semplice dipartimentale di Virologia, invece, che si trova al Policlinico ed è diretta dalla dottoressa Monica Pecorari, processa tutti i tamponi della provincia: sono 470 al giorno, oltre 15.000 dall'inizio dell'epidemia. 

Spiega dunque Trenti sulla conversione del suo laboratorio: "Pur continuando a garantire un riscontro efficiente ed efficace per quanto riguarda gli esami effettuati in tutta la provincia, il laboratorio Blu è stato riconfigurato per rispondere alle esigenze maturate con il diffondersi dell'epidemia coronavirus. A fronte di otto milioni e mezzo di esami effettuati ogni anno, 28.000 al giorno, attualmente si assiste a una riduzione degli esami di routine pari a circa il 35%". 

Intere aree del laboratorio sono state quindi riservate alle indagini diagnostiche per i pazienti Covid-19 e alle nuove indagini, appunto i test sierologici. L'evoluzione in ballo, spiegano in corsia i dirigenti, si è sviluppata parallelamente all'aumento e presa in carico dei pazienti Covid. In particolare, conferma Trenti, ci si propone di indagare l'eventuale sviluppo degli anticorpi Igm, quelli che indicano che il paziente ha avuto da poco contatto con il virus e quindi puo' essere contagioso, e Igg, ossia quelli della memoria del contatto, "oltre ai biomarcatori caratteristici di questa malattia per poterla meglio curare". 

In ogni caso, il passaggio sugli anticorpi acquista significato se inserito nel quadro complessivo del paziente, dallo stato clinico al risultato degli altri esami, e "non come esame isolato o, peggio ancora, fai da te. Il test diagnostico utilizzato per capire se vi è infezione è il tampone, che misura la presenza del Rna virale", chiariscono anche i vertici modenesi. 

Aggiunge Mario Sarti, direttore della struttura complessa di Microbiologia clinica dell'azienda ospedaliera: "I test sierologici assumeranno un'importanza sempre maggiore, pero' dovranno essere utilizzati con attenzione e spirito critico nella consapevolezza dei limiti che possono presentare. È fondamentale la cautela nell'interpretare i risultati, in quanto il comportamento della reazione immunitaria nei confronti di questo virus- precisa Sarti- non consente di utilizzare i consueti schemi interpretativi". 

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