Unimore: Riconoscimento per lo studio su lavoratori digitali e spazi collaborativi

Un importante riconoscimento, assegnato in occasione del Workshop di Organizzazione Aziendale, è andato ad un articolo sui lavoratori digitali. Uno studio tutto Unimore del Dipartimento di Comunicazione ed Economia

In occasione del Workshop annuale dell’Associazione di Organizzazione Aziendale (WOA 2020) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Comunicazione ed Economia (DCE) di Unimore ha ricevuto il Best Paper Award per un articolo sui temi riguardanti i lavoratori digitali e gli spazi collaborativi.

"Do digital workers dream of digital workplaces? The importance of physical shared spaces” (I lavoratori digitali sognano luoghi di lavoro digitali? L’importanza dei luoghi fisici condivisi), è il saggio scritto da Ludovica LeoneAnna Chiara Scapolan e Fabrizio Montanari del DCE, che si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento.

Lo studio

Realizzato nell’ambito del progetto "A Multidisciplinary Study of Physical and On-line Collaborative Spaces and Their Implications for Creativity and Innovation”  nell’articolo si presentano i meccanismi con cui i lavoratori digitali sviluppano, negli spazi collaborativi, un ambiente organizzativo di supporto per il loro lavoro.

Gli spazi di collaborazione sono luoghi dove lavoratori e professionisti di diversi settori e con differenti background formativi e professionali svolgono la loro attività di lavoro a contatto l’uno con l’altro, condividendo lo stesso ambiente di lavoro, gli stessi servizi e le stesse risorse, pur non lavorando necessariamente per uno stesso datore di lavoro o sullo stesso progetto.

Gli spazi collaborativi sono definiti “luoghi terzi” in quanto si collocano tra l’abitazione privata, spesso adibita anche a luogo di lavoro da liberi professionisti e lavoratori autonomi, e il tipico luogo di lavoro, cioè l’ufficio o il laboratorio aziendale.

Al centro della ricerca, il caso BASE, uno spazio collaborativo sorto nell’ex area Ansaldo di Milano che ospita professionisti delle industrie creative, culturali e digitali, divenuto negli ultimi anni un punto di riferimento in Europa anche per l'operazione di rigenerazione urbana realizzata.

Le analisi condotte evidenziano come le persone, anche se possono lavorare dove e quando vogliono, hanno bisogno di uno spazio fisico da vivere e nel quale sviluppare network (professionali e non), in modo da supportare il loro lavoro e fungere da "holding environment" nei processi di definizione dell' identità professionale.

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