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Vaccino, le prime analisi della Regione: "Sta già funzionando, ma non raggiungeremo immunità di gregge"

Licia Petropulacos, direttore generale Sanità della Regione Emilia-Romagna, ha messo in evidenza come si sia già riscontrata un'incidenza del farmaco sul personale sanitario e sugli anziani

Il vaccino anti-Covid sta già facendo effetto. A due mesi dall'avvio della prima fase della campagna in Emilia-Romagna, "stiamo già vedendo una riduzione dell'incidenza dell'infezione" su personale sanitario e anziani con più di 80 anni. A dirlo è Licia Petropulacos, direttore generale Sanità della Regione Emilia-Romagna, oggi pomeriggio nel corso di un'iniziativa online sul piano vaccinale per il personale scolastico organizzata dal sindacato Flc-Cgil. 

"è molto importante fare in modo che la campagna vaccinale abbia una grande adesione- afferma Petropulacos- ad oggi il vaccino è lo strumento piu' efficace che abbiamo per combattere la pandemia e lo stiamo già vedendo. Avendo vaccinato circa 200.000 persone in ambito sanitario e 90.000 ultra80enni, abbiamo già cominciato a vedere una riduzione molto significativa dell'incidenza della malattia o dell'infezione sul personale sanitario e anche sugli anziani. Questo è un dato che ritorna anche a livello nazionale. La curva epidemica ha preso un andamento completamente diverso". 

La dirigente della Regione rassicura poi sull'efficacia del vaccino AstraZeneca. "Non è di serie B- garantisce Petropulacos- i dati sulla base degli studi recenti si sono consolidati. Con una distanza di 12 settimane tra le dosi si arriva a una copertura dell'82% sull'infezione e al 100% rispetto alle forme gravi. Quindi è un livello di immunizzazione molto buono". E aggiunge: "Io non mi sono ancora vaccinata, però quando lo farò mi vaccinerò con Astrazeneca, perchè secondo me è di qualità sovrapponibile agli altri", assicura la dirigente della Regione.

Con un virus così mutevole e senza vaccini per bambini e ragazzi fino a 16 anni, "l'immunità di gregge non la raggiungeremo". Ma "un conto è fermare la circolazione virale, un conto è tenerla sotto controllo". Con le vaccinazioni, afferma Petropulacos, "speriamo di raggiungere tutti i cittadini in un tempo relativamente breve". Detto questo, però, la dirigente mette in chiaro che "l'immunità di gregge, che vuol dire che il covid non circola più, in un virus che ha queste tendenze alla mutazione e soprattutto non avendo uno strumento vaccinale per la fascia di popolazione 0-16 anni, che è molto superiore al 5%, noi non la raggiungeremo. Ma un conto è l'immunità di gregge che ferma la circolazione virale, un conto è avere una circolazione virale che è assolutamente sotto controllo. Se oggi avessimo 10 casi ogni 100.000 abitanti, si tratterebbe di una forma rientrante nella nostra normale convivenza di esseri umani con i diversi agenti patogeni". Petropulacos comunque aggiunge: "è chiaro che, laddove prevale non tanto un'idea di immunizzazione, ma di protezione di persone estremamente vulnerabili, anche alcuni punti percentuali in più di copertura possono fare la differenza".

Petropulacos informa poi che la campagna vaccinale per le scuole in Emilia-Romagna dovrebbe essere chiusa "entro la fine di marzo. Ma è una scommessa, perchè finchè non abbiamo i vaccini in casa, non possiamo essere sicuri. Speriamo di mantenere questo passo". "L'unico problema che abbiamo oggi è la disponibilità dei vaccini", conferma Petropulacos. La dirigente della Regione ci tiene poi a mettere in chiaro che i medici di base non possono rifiutarsi di vaccinare il personale scolastico che lo chiede. "C'è un protocollo di intesa nazionale- ricorda Petropulacos- che esplicita come la vaccinazione contro il Covid rientri nelle prestazioni previste dall'accordo collettivo nazionale della medicina generale. Percio' è una prestazione che il medico è tenuto a dare. Non ci sono possibilità di essere no vax, altrimenti si puo' avere anche un provvedimento disciplinare". In alcuni territori, aggiunge la dirigente della Regione, "i medici ci stanno chiedendo gli elenchi" del personale scolastico. Nel nostro accordo c'è scritto che quando li abbiamo aggiornati, cerchiamo di fornirli. Ma in questo caso non disponiamo di elenchi aggiornati. In più dovremmo fare un incrocio con gli elenchi degli assistiti dai medici di base che, rispetto alle norme sulle privacy, è molto pericoloso. Quindi allo stato attuale speriamo che i medici scendano a più miti consigli e che il meccanismo, che non è certamente da formula uno, pero' parta. Dalla prossima settimana ci aspettiamo che la vaccinazione inizi in tutti i territori".

Al momento, precisa ancora Petropulacos, "stiamo facendo le dosi che abbiamo, in qualche caso anche resistendo alla spinta di utilizzarle subito. Per noi era molto importante che il vaccino AstraZeneca, che è quello più maneggevole negli studi dei medici di base, venisse trattenuto per una decina di giorni in modo da avere una quantità sufficiente per dare a ogni medico due fiale, cioè 20 dosi, per dare un avvio significativo in tutte le strutture. Era inutile dare una fiala a un medico si' e a due no, non avrebbe avuto senso". Aver coinvolto i medici di base, inoltre, dovrebbe "facilitare l'accesso" alla vaccinazione per il personale scolastico. Con queste 20 dosi per ogni medico di base, si puo' vaccinare potenzialmente circa 60.000 persone del mondo della scuola su 120.000 in totale. E questo numero "non è irrilevante: puo' far cambiare anche l'andamento dei contagi in ambiente scolastico", sottolinea Petropulacos, anche perchè il vaccino "è efficace anche contro la variante inglese".

(DIRE)

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