Impatto ambientale incompatibile, negata l'autorizzazione all'impianto di biometano a Concordia

La Conferenza dei Servizi ha respinto la Via presentata da Bio Bimat, bloccando così la nascita dela centrale nell'area ex Kermar. Determinante la presenza di un bosco tutelato per il valore paesaggistico

Stop all'impianto di biometano previsto a Concordia sulla Secchia. E' quanto emerge dalla riunione della Conferenza dei Servizi tenutasi ieri per valutare l'impatto ambientale dello stabilimento progettato dalla Bio Bimat nell'area ex Kermar, che nei mesi scorsi ha sollevato molte polemiche e ha visto la ferma contrareità delle istituzioni locali.

In sede di Conferenza, infatti, il Comune di Concordia ha espresso formalmente di nuovo il parere negativo in materia ambientale, sanitaria e paesaggistica, come pure in merito alla proposta di variante urbanistica e il permesso di costruire. Hanno espresso di nuovo il proprio parere negativo, nell’ambito del Procedimento di VIA e del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), ognuno per le proprie competenze, anche il Comune di San Possidonio, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, la Provincia di Modena, il Consorzio della Bonifica di Burana, AIMAG e AS Retigas.

"A conclusione delle valutazioni effettuate, la Conferenza dei Servizi in Arpae ritiene che il progetto relativo alla realizzazione dell'impianto non sia nel complesso ambientalmente compatibile e realizzabile, in quanto i pareri negativi della Sovrintendenza e del Comune in merito alla presenza di una formazione boschiva di valore paesaggistico, per la quale deve essere prevista la tutela, sono da considerare qualitativamente prevalenti nella valuitazione di impatto ambientale che, pertanto risulta negativa. In subordine, sussistono carenze documentali che non consentono l'espressione positiva degli Enti competenti in merito al rilascio di alcune autorizzazioni, pareri, nulla osta necessari alla realizzazione dell'impianto", spiega l'amministrazione concordiese.

Come diretta conseguenza, la procedura di VIA e il relativo Piano Urbanistico sono stati bocciati.

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Il bosco spontaneo al centro del dibattito era stato oggetto delle controdeduzioni di Bio Bimat, che aveva spiegato come la vegetazione presente non fosse di pregio e che nel sottosuolo erano presenti rifiuti da rimuovere: elementi che avrebbero di fatto decadere un vincolo paesaggistico. L'azienda aveva anche ribadito il proprio impegno a ripiantumare un bosco "vero", con essenze di pregio e di grande taglia, nell’area agricola adiacente acquisita di recente e di dimensioni equivalenti. Una proposta che però non è bastata.

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