rotate-mobile
Domenica, 26 Maggio 2024
Attualità

In fuga dai Talebani, storia di un violinista afghano e del suo mancato incontro con Modena

Era il 2021, K. aveva vinto una borsa di studio speciale per poter fuggire dal suo paese ed essere accolto tra i banchi del Conservatorio “O.Vecchi - A.Tonelli” di Modena. Eppure, l'impermeabilità e il silenzio dell'ambasciata italiana cambiano il corso degli avvenimenti

Novembre 2021, un giovane violinista di Kabul ottiene una borsa di studio speciale per poter sfuggire all’intolleranza del neonato regime talebano e continuare gli studi in Italia. Ad accoglierlo si offre l’Istituto Superiore di Studi Musicali “O.Vecchi - A.Tonelli” di Modena, un polo scolastico nel quale la presenza di studenti e internazionali è una preziosa peculiarità. In video-collegamento supera brillantemente l’esame di ammissione, la borsa di studio è erogata, Modena lo aspetta; eppure, giunto il momento di fare domanda per ottenere il visto di studio, il ragazzo si scontra con la totale impermeabilità dell’ambasciata italiana a cui si rivolge. Il servizio online di prenotazione appuntamenti e pratiche consolari non funziona, mentre rimbomba l’eco di decine di mail e telefonate rivolte all’ambasciata italiana di Islamabad, Pakistan, rimaste inevase.

Una situazione anomala (ma non troppo, come vedremo in seguito) che costringe il musicista afghano per otto mesi in un paese a lui straniero, il Pakistan, poichè in Afghanistan ogni rappresentanza consolare occidentale ha preventivamente chiuso i battenti. Otto mesi per un appuntamento consolare: dall’Italia ci si mobilita e il ragazzo, infine, riuscirà ad ottenere l’agognato visto di studio. Eppure, lui al Vecchi-Tonelli, a Modena, non arriverà mai. Questa la storia di K., che ModenaToday ha seguito attraverso lunghi mesi di corrispondenza diretta.

Una borsa di studio per vivere a Modena, il silenzio di un'ambasciata italiana alla richiesta di visto

Il 20 gennaio 2022 K. ha il primo contatto con l’ambasciata italiana di Islamabad. In una mail allega copie del passaporto e di un’assicurazione sanitaria, il modulo per l’ottenimento del visto di studio debitamente compilato e copia di due versamenti: 6500 euro da ER.GO e 2000 euro dalla ONG Culture is Harmony di William Harvey, violinista americano di fama mondiale tra i fondatori di una scuola di musica in Afghanistan (e distrutta dai Talebani). Ma, dall’ambasciata italiana in Pakistan, non riceve risposta.

Si susseguono mail e telefonate di sollecitazione, richieste di chiarimenti circa la correttezza e le tempistiche della pratica. A tentare di aprire un canale di comunicazione non è solo il ragazzo: ci sono anche la Direttrice di ER.GO e il referente per gli studenti internazionali del Vecchi-Tonelli. Tentativi che, tuttavia, non riscontrano successo, tanto che K. decide di partire per il Pakistan e recarsi di persona davanti ai cancelli dell’ambasciata italiana di Islamabad per ottenere l’appuntamento che gli spetta di diritto. E’ il 4 febbraio 2022 e il visto gli sarà consegnato solamente il 31 agosto 2022, otto mesi dopo la richiesta e grazie all’intervento in loco di un cooperatore internazionale attivo tra l’Italia e il Pakistan.

"Ho contattato l'ambasciata italiana molte volte" - ci scrive K. - "Sono andato fisicamente molte volte ma sfortunatamente nessuno ha avuto alcuna attenzione alle mie parole, questi  sforzi non hanno avuto risultati. Non posso tornare in Afghanistan. Tutti conoscono anche meglio di me il regime talebano. Loro non danno valore all'umanità, per nulla, specialmente in campo musicale".

Ma come mai un’ambasciata, una rappresentanza dello Stato Italiano in un paese estero, non risponde alle sollecitazioni di un ragazzo detentore di borsa di studio, del suo referente scolastico e della direttrice di una azienda regionale?

Furti di documenti, mazzette, appalti: un ecosistema di ricatti per ottenere i visti

Che attorno all’ambasciata italiana di Islamabad si siano create zone d’ombra è dimostrato dalle denunce di numerosi cittadini pakistani residenti in Italia. Diversi sono i casi di ricorso ai tribunali italiani per mancati ricongiungimenti familiari a causa dell'inaccessibilità del sistema di prenotazione appuntamento per formalizzare la richiesta di visto. Sistema che da diversi anni l’ambasciata italiana ha dato in gestione ad una compagnia esterna, la Gerry’s della multinazionale FedEx e che - da quanto riportato da K. e da decine di segnalazioni sui social - richiederebbe cifre esorbitanti in denaro in cambio di un appuntamento in ambasciata entro i 40 giorni.

Post di Pakistani in Italia

Altre zone d’ombra sono riportate da inchieste giornalistiche (La Verità, Compravendita di visti nell’ambasciata italiana in Pakistan) e dalla notizia, risalente a giugno 2021 e resa pubblica dall’ambasciatore italiano Andreas Ferrarese, della scomparsa di 1000 visti Shengen dagli uffici consolari di Islamabad. Un furto - si scoprirà in seguito - proveniente dalla manomissione di un plico di 4000 visti arrivato in ambasciata 11 mesi prima del campanello d’allarme, nel luglio 2020. Un arco temporale di quasi un anno nel quale 1000 persone hanno potenzialmente comprato o venduto il trafugato passepartout e raggiunto “legalmente” l’Europa.

Il visto, il biglietto aereo e il mancato incontro con Modena

Il tempo scorre, la borsa di studio viene ritirata, il permesso per rimanere in Pakistan non può più essere rinnovato.

"Sono un musicista, so come suonare e interpretare belle opere musicali, ma per prepararmi da mangiare devo fare i lavori più duri in cambio di pochi soldi" - ci racconta K. - "I musicisti si sono sempre battuti per la bellezza del mondo. Sono ottimista riguardo al futuro. E' davvero mortificante quando il tuo futuro non è chiaro . Fa davvero male quando vedi i tuoi sogni andare in frantumi. Ma nonostante tutti questi problemi sono ancora ottimista per il mio futuro".

E le speranze di K. si riaccendono con l'intervento di un nuovo soggetto, un cooperatore internazionale italiano attivo da anni tra i due paesi. Venuto a conoscenza del caso del ragazzo, costui si reca in Pakistan e segnala la situazione personalmente all'ambasciatore italiano. E' la svolta del caso. Il 30 agosto 2022 K. ha l'appuntamento in ambasciata, il 31 il visto e un biglietto aereo tra le mani. Finalmente, dopo otto lunghi mesi, il vento sembra prendere una direzione favorevole. K. è pronto al decollo: direzione Italia. 

L’aereo atterrerà a Milano Malpensa il 28 settembre 2022. Finalmente il violinista è in suolo italiano e potrà iniziare il percorso accademico al Vecchi-Tonelli di Modena, seppur in ritardo di un anno. Questo il programma originario, la strada da imboccare per scrollarsi di dosso lo spettro di una vita senza libertà, senza musica. Ma la strada che sceglie non è questa e, dopo qualche giorno dal suo arrivo a Milano, prima che la sua sim telefonica venga da lui disabilitata, due messaggi atterrano sui display del nostro cellulare e di quello del suo referente scolastico. Il primo recita “grazie di tutto”, il secondo, invece, rivela la vera strada da lui intrapresa: “scusa” - ripete diverse volte - “ora mi trovo in Germania”. K. ha deciso di andarsene, di fuggire illegalmente in terra tedesca rinunciando alla musica.

Borse di studio: arrivi e fughe, non un caso isolato

Diversi sono gli interrogativi che la vicenda di K. ci sottopone, altrettanti gli spunti di riflessione. 

Innanzitutto abbiamo scoperto che quello di K. non è un caso isolato. Dalle verifiche effettuate con ER.GO abbiamo appurato che durante il primo anno di vita del bando, di 45 afghani titolari di borsa di studio (9 femmine e 36 maschi), 8\9 di questi hanno deciso di abbandonare lo studentato di Bologna in cui erano ospitati e fuggire, rinunciando agli studi. Ventisei di loro, uomini e donne principalmente di minoranza hazara, hanno invece confermato il merito e dunque il diritto al rinnovo della borsa di studio speciale. Altre 5 persone non hanno raggiunto il numero di crediti sufficiente per continuare a usufruire della borsa di studio speciale ma hanno avuto la possibilità di accedere a differenti borse di studio già in essere presso gli Atenei dell'Emilia Romagna. Un bilancio coerente all'obiettivo di ER.GO di supportare la continuità dello studio del maggior numero di persone possibile mantenendo, allo stesso tempo, i benefici, ma che ci interroga sul futuro, sulle intenzioni di chi, invece, come K., decide di andarsene.

Rinunciare ad un alloggio sicuro, ad una rete di persone sulla quale contare nel momento del bisogno. Sacrificare l’opportunità di continuare gli studi per raggiungere illegalmente un paese nel quale vivere senza documenti, con il rischio di essere rimpatriato da un momento all’altro. Perchè? Cos'è che durante quegli otto mesi ha portato K. a maturare la decisione di cambiare rotta? Un indebitamento? Un incontro sbagliato?

Ma soprattutto: avrebbe ripiegato per la Germania se l'ambasciata italiana di Islamabad avesse adempito ai suoi doveri istituzionali e non avesse calpestato il suo diritto di venire a studiare in Italia, di muoversi nella trasparenza e nella legalità o anche solo di ricevere risposta ad una sua legittima richiesta?

Questo, forse, non lo sapremo mai. Come probabilmente non sapremo mai dei trascorsi drammatici, degli shock emotivi e dei pericoli che queste persone hanno vissuto, con la speranza di salvarsi, in primis, e di trovare nell'Europa un luogo sicuro nel quale ricominciare. E, di certo, non spetta a noi elargire sentenze.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

In fuga dai Talebani, storia di un violinista afghano e del suo mancato incontro con Modena

ModenaToday è in caricamento