Giornata Mondiale del Malato, Mons. Erio Castellucci in visita al Policlinico di Modena

L'arcivescovo questa mattina ha incontrato pazienti e personale dell'oespdale modenese

Monsignor Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola è stato di nuovo gradito ospite dell’Azienda Ospedaliero - Universitaria di Modena, questa volta al Policlinico di Modena oggi lunedì 10 febbraio in occasione della XXVIII Giornata Mondiale del Malato che, come ogni anno, si celebra l’11 febbraio, giorno della prima apparizione della Madonna a Lourdes. Mons. Castellucci ha accettato l’invito del Direttore Generale, Ivan Trenti, del Parroco, don Ilario Cappi e del Cappellano don Carlo a incontrare non solo una rappresentanza dei pazienti ma anche dei professionisti che ogni giorno lottano con la malattia al Policlinico di Modena e all’Ospedale Civile di Baggiovara.

Mons. Castellucci ha incontrato gli operatori del Policlinico – medici, personale delle professioni sanitarie, medici in formazione e personale tecnico-amministrativo - dialogando col dottor Lorenzo Broccoli, Direttore Amministrativo dell’AOU di Modena sul tema della Giornata che, quest’anno è tratto dal Vangelo di Matteo (Mt 11,28): “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. A seguire, ha visitato la Cardiologia del Policlinico, diretta dal prof. Giuseppe Boriani, prima di celebrare, alle 16.20, la Santa Messa nella Chiesa dell'Ospedale. Sia l'Incontro in Aula Magna sia la Messa sono stati trasmessi in diretta sul Canale 12 delle TV del Policlinico (HD sul 512 per Tv compatibili), senza costi per i degenti.

Il messaggio di questa giornata – ha commentato il dottor Lorenzo Broccoli, nel dare il benvenuto a Mons. Castellucci – è davvero significativo per tutti noi operatori della sanità che nel nostro lavoro quotidiano ci facciamo carico fino in fondo e con totale disponibilità del compito di assistere e curare coloro che si affidano a noi. Quando un cittadino si <> a noi si mette con fiducia nelle mani di qualcuno e questa è, a mio avviso, la più significativa chiave di lettura di questa giornata. Come struttura sanitaria pubblica, abbiamo la responsabilità di utilizzare e orientare al meglio le risorse intellettuali, materiali ed economiche di cui possiamo disporre per avanzare sempre di più nella capacità di cura, con la continua formazione delle nostre competenze e con la ricerca. L’esortazione del Vangelo di Matteo, però, ci deve impegnare non solo sul piano materiale, ma anche, e forse soprattutto, sul piano della relazione fra noi, donne e uomini che lavoriamo nei servizi sanitari, e le persone malate che si affidano a noi anche sul piano umano in un momento particolarmente difficile della propria esistenza”.

L’esperienza del dolore – ha ricordato Mons. Erio Castellucci – è capace di legarci tutti tra noi e di renderci umani, superando le differenze. Come ha sottolineato il Santo Padre nel suo messaggio per questa giornata, il <> persona vale più del suo aggettivo. Di questa verità, però, ci accorgiamo soprattutto nel momento della sofferenza. Non è un caso, quindi, che quando Gesù, nel Vangelo di Marco, ci promette il ristoro, lo faccia chiedendoci di prendere su di noi il suo giogo. Noi immaginiamo il gioco come qualcosa che ci imprigiona, Gesù lo intende nel senso originale del termine, che significa <>. Il legame con Gesù ci solleva e riduce la solitudine che è una componente fondamentale della malattia. Il malato ci tende la mano e ci chiede di condividere con lui la sofferenza, per alleggerirne il peso. In questo senso, il rapporto umano entra nel concetto stesso di cura. La relazione umana è essa stessa un farmaco potente, vero ossigeno per l’anima. Quando voi curate una persona, vi rapportate a tutta la sua rete di relazione. Per questo motivo è importante riuscire a dedicare un momento di relazione umana che completa e rafforza la prestazione sanitaria”. A seguire il dibattito con la platea che si è concentrato sul tema dell’umanizzazione e sul rischio che la tecnologia e la scienza possano in qualche modo spersonalizzare le cure, rendendole <> e dando la percezione di un’onnipotenza della scienza che non esiste. “La nostra società – ha concluso don Erio – tende a mettere da parte la dimensione della sofferenza e a nasconderla, nell’illusione che essa non arrivi mai. La figura dell’operatore sanitario lavora in un settore di alta competenza dove si misura con il cuore della condizione umana, che è costituita dalla la sofferenza e la fragilità. Per questo motivo credo che sia la più adatta a costruire questa sintesi tra tecnica ed etica, tra competenza e sensibilità”. Ringraziando i giornalisti, i fotografi e i cameramen presenti, ha poi concluso con una considerazione sull’importanza di una corretta informazione in un campo sensibile come quello della malattia, dove è importante non dimenticare mai l’aspetto umano della sofferenza.

L’Arcivescovo si è poi diretto in Cardiologia, dove è stato accolto, tra gli altri dal direttore, prof. Giuseppe Boriani, dal dottor Carlo Cappello, responsabile della degenza, dal dottor Fabio Sgura dell’Emodinamica e dalla caposala Teresa Peli. Don Erio ha visitato alcuni dei pazienti ricoverati e ha impartito a tutti la benedizione, prima di recarsi nella Chiesa del Policlinico per la celebrazione della Santa Messa.

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Le celebrazioni si concluderanno sabato 15 febbraio presso la Chiesa dell'Ospedale Civile di Baggiovara con la Messa celebrata da Mons. Lino Pizzi, alle ore 16.30.

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