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Contrasto all'inquinamento acustico, individuate a Modena quattro 'zone silenziose'

Sono il Parco della Resistenza, la Rete Natura 2000 Cassa di espansione del fiume Panaro, la riserva naturale orientata Cassa di espansione del Fiume Secchia e il Cimitero Monumentale San Cataldo

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Sono state istituite dalla giunta comunale, a seguito di una delibera, le 'zone silenziose dell'agglomerato di Modena'. Ovvero quelle aree in cui i livelli di rumore, definiti mediante idoneo descrittore acustico, non superano un determinato valore limite. Ogni città, per intenderci, deve averne abbastanza per poter evitare o ridurre gli effetti nocivi dell'esposizione al rumore ambientale, evitare aumenti del rumore o conservare la qualità acustica dell'ambiente quando questa è buona. 

Per individuarle bisogna seguire determinati criteri: il valore di Lden, relativo alle sorgenti di rumore considerate nella redazione della mappa acustica strategica non deve essere superiore al valore limite di 55 dB(A); con riferimento alla classificazione acustica vigente del territorio comunale, le porzioni di territorio devono essere classificate in classi non superiori alla III; l’estensione territoriale deve essere pari ad almeno 3mila metri quadri e, infine, le destinazioni d’uso dei piani urbanistici dei comuni costituenti l’agglomerato devono essere coerenti con l’effettiva e legittima fruizione pubblica del territorio. 

Rispondono a queste caratteristiche - e quindi sono state istituite 'zone silenziose dell'agglomerato di Modena'- le seguenti quattro aree: il Parco della Resistenza, la Rete Natura 2000 - Cassa di espansione del fiume Panaro, la Riserva naturale orientata Cassa di espansione del Fiume Secchia e il Cimitero Monumentale San Cataldo. 

Compito del Comune di Modena era quello di individuarle, istituirle per poi riferirle alla Regione che, a sua volta, ha il compito di riportarle al Ministero della Transizione Ecologica e all'ISPRA (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) entro il 31 maggio 2025 e poi ogni cinque anni. Da oggi in poi è invece quello di preservarle, valutando l'impatto che potrebbero avere su questi luoghi 'cuscinetto' eventuali opere di urbanizzazione future. 

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