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Glass – La recensione

Ottima l’idea, meno la realizzazione. Voto: 6,5

“I veri cattivi sono tra di noi. I veri eroi sono dentro di noi.”

Il vigilante David Dunn è sulle tracce di un famoso criminale denominato “L’Orda”. Quando finalmente si ritrovano faccia a faccia vengono entrambi catturati e portati all’interno di un ospedale psichiatrico. Qui incontrano Mr. Glass, “l’uomo di vetro”, che ha in mente un piano per dimostrare a tutto il mondo che i loro superpoteri sono reali.

Capitolo conclusivo della trilogia iniziata nel 2000 con “Unbreakable - Il predestinato” e continuata nel 2016 con “Split”, Shyamalan porta a termine il suo piccolo universo condiviso con “Glass”, una pellicola avente un’idea di base interessante e con un messaggio molto profondo, ma non reso al meglio.

Innanzitutto bisogna esaltare l’interpretazione di Bruce Willis e Samuel L. Jackson, ma primo su tutti James McAvoy che ha dimostrato nuovamente di essere perfettamente in parte in un ruolo non semplice. Al contrario non convince  particolarmente Sarah Paulson. Da lodare è senza dubbio la fotografia e l’uso dei colori che ricoprono un ruolo di fondamentale importanza nel lungometraggio. Ad ognuno dei tre protagonisti viene associato una tinta, una colorazione predominante e ben pensata. Infatti al vigilante Davi Dunn è stato attribuito il verde, simbolo delle proprietà positive della vita, mentre all’Orda l’ocra, in correlazione alle cerimonie religiose, hindu e buddiste, ed a Mr. Glass il viola, per rappresentare la nobiltà in quanto si crede il protagonista di un fumetto. Altro punto a favore è la regia di Shymalan che, almeno su questo campo, non delude.

Il film si basa sulla decostruzione del supereroe, ma purtroppo questo tema, usato anche nei due lungometraggi precedenti, riesce solo in parte. Infatti la pellicola segue una linea ben precisa fino a raggiungere un totale ribaltamento delle carte in tavola con lo scopo di infondere un messaggio molto forte al pubblico. Per fare ciò, però, Shymalan ha dovuto compromettere non di poco la sceneggiatura riempendola di forzature. Proprio a causa di ciò il film perde di credibilità e non riesce ad intrattenere appieno. Inoltre non è ben dosato il minutaggio tra i vari personaggi. infatti, probabilmente per via dell’elevata bravura di James McAvoy, si è cercato di dare all’Orda un ruolo di maggior rilievo rispetto a Mr. Glass, che nella prima parte appare appena, e David Dunn, il più sacrificato tra i tre protagonisti. 

In sostanza “Glass” è un film non privo di difetti nel quale Shymalan ha privilegiato il messaggio che voleva trasmettere compromettendo la coerenza. 

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Uno spazio che si occupa della pubblicazione di recensioni di film e serie tv in uscita. Questo blog è rivolto a tutti coloro che sono interessati al mondo del cinema o a chi, semplicemente, vuole un consiglio per sapere cosa guardare. Simone Grillini è nato il 7 settembre 1999, esattamente 4 mesi dopo l'uscita del celebre film Matrix. Studia chimica ed è appassionato di cinema. I suoi film preferiti sono i thriller come Inception, The Prestige e Shutter Island, ma ama guardare un po’ di tutto: dall’animazione al drammatico, dallo sportivo al fantasy.

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