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La casa di carta - Parte 4 – La telenovela di Netflix

Una serie mal scritta che cerca di trattare vari temi delicati fallendo miseramente. Voto: 5

“Il vero caos non fa rumore.”

A seguito degli eventi della terza parte, il Professore si ritrova dinanzi a più questioni da risolvere. Nel frattempo, all'interno della Banca di Spagna, la tensione è sempre più alta ed il rapporto tra i membri della squadra si fa sempre più difficile.

Torna su Netflix “La casa di carta” con la sua quarta parte. Nonostante i vari difetti, le prime due stagioni risultano essere godibili ed in grado di intrattenere pienamente lo spettatore. A fronte dell’incredibile successo riscontrato tra il pubblico, sebbene la serie non avesse più nulla da dire, continuò con la terza parte con una storia decisamente meno convincente di quella precedente. Ad aprile 2020 approda anche la quarta parte che conferma l’andamento calante della serie.

Quest’ultima stagione, oltre ad avere varie forzature, cerca di affrontare molti temi delicati quali la violenza, il cambio di sesso, lo stupro e la fecondazione in vitro. Purtroppo, il tutto viene analizzato in una maniera incredibilmente superficiale. A causa di ciò, oltre che a non riuscire a sensibilizzare il pubblico su questi temi, la serie fallisce anche nell'intento di creare un legame tra lo spettatore e il personaggio che si ritrova dinanzi a tali questioni.

Uno dei punti di forza de “La casa di carta” era nella costruzione del piano per la rapina, un fattore di grande interesse che però in quest’ultime due parti risulta essere molto più in secondo piano. Al contrario, si perde molto tempo su diatribe interne e rapporti amorosi che nel contesto della storia risultano essere incoerenti, oltre che noiosi.

I personaggi stessi si comportano in maniera insolita. In aggiunta a ciò, ci sono sviluppi di alcuni ruoli piuttosto casuali ed ingiustificati. Bisogna però anche dire che il cast è all'altezza, degna di note è Álvaro Morte che è ottimo nel ruolo del professore, come lo è Andrea Lavagnino nel doppiaggio.

Altre lodi che vanno riconosciute sono nella regia e nella messa in scena di determinate sequenze che riescono a risultare d’impatto nonostante la debole sceneggiatura su cui si basa. Infatti tecnicamente il prodotto Netflix risulta essere di buona qualità a partire dalle musiche, la fotografia e il montaggio.

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Infine si può dire che la quarta parte de “La casa di carta”, sebbene abbia un buon comparto tecnico, delude le aspettative per via di una scrittura scialba e mal realizzata che annoia, invece di creare suspense e attesa.

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Uno spazio che si occupa della pubblicazione di recensioni di film e serie tv in uscita. Questo blog è rivolto a tutti coloro che sono interessati al mondo del cinema o a chi, semplicemente, vuole un consiglio per sapere cosa guardare. Simone Grillini è nato il 7 settembre 1999, esattamente 4 mesi dopo l'uscita del celebre film Matrix. Studia chimica ed è appassionato di cinema. I suoi film preferiti sono i thriller come Inception, The Prestige e Shutter Island, ma ama guardare un po’ di tutto: dall’animazione al drammatico, dallo sportivo al fantasy.

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