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Martedì, 16 Agosto 2022
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Abuso d'ufficio, Stefano Bonaccini: "Non sono indagato"

Il segretario regionale Pd si difende: "Per me la trasparenza è fondamentale". Il Procuratore Vito Zincani: "Non sono stati diramati avvisi di garanzia agli indagati, ma è stata richiesta solo una loro identificazione"

Il segretario regionale del Pd dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini non è indagato per il reato di abuso d'ufficio. Lo ha sostenuto lui stesso, a margine di una conferenza stampa del partito, secondo quanto gli ha riferito il suo legale che in mattinata ha ritirato l'avviso di garanzia. A carico di Bonaccini resta la turbativa d'asta e la violazione del segreto di ufficio. L'inchiesta della Procura di Modena riguarda la concessione nel 2003 di un chiosco nel parco Enzo Ferrari. All'epoca Bonaccini era assessore con delega al patrimonio: "Sono molto sereno. Non appena il pm tornerà dalle vacanze chiederemo di essere convocato il prima possibile", ha spiegato, ribadendo "la massima fiducia nel lavoro della magistratura".

Bonaccini ha spiegato di essere in ancora in attesa di leggere tutti gli atti dell'inchiesta, ma ha ribadito la propria tranquillità, rispondendo anche alle richieste di dimissioni arrivate dalle opposte parti politiche: "se avessi un sospetto me le chiederei da solo. Per me la trasparenza è fondamentale". Il segretario ha ringraziato per "la valanga di solidarietà ricevuta", anche da forze del campo avverso: "Molta gente mi conosce e sa come sono fatto". Quanto al paragone con Pietro Vignali, il sindaco di Parma al quale proprio Bonaccini nelle ultime settimane ha chiesto a più riprese di lasciare, l'esponente Pd ha sottolineato: "Io sono sempre stato garantista: noi a Parma non abbiamo chiesto le dimissioni del sindaco per una questione giudiziaria, ma per una questione politica". In particolare, ha ricordato, "c'é un buco di bilancio di centinaia di milioni che veniva denunciato dalle opposizioni in questi mesi e che era sempre stato negato e rispetto al quale non vengono date risposte politiche". Oltre, ha concluso, "a gran parte di una città che sta chiedendo lei le dimissioni del sindaco".

Il legale del segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini, avvocato Massimo Vellani, ha ribadito in una nota che "nell'atto oggi (ieri, ndr) compiuto e cioé verbale di identificazione ai sensi dell'articolo 161 del codice di procedura penale (da non confondersi con informazioni di garanzia), sono riportati, esclusivamente, i soli articoli del codice penale, senza alcun riferimento ai fatti". I reati ipotizzati, ha confermato, sono quelli indicati dagli articolo 353 del codice penale (Turbata libertà degli incanti) e 326 (Rivelazione di segreti d'ufficio).

Dal canto suo, il procuratore capo di Modena, Vito Zincani, ha confermato che l'inchiesta della procura di Modena sulla cessione del chiosco del Parco Ferrari nel 2003 ipotizza i reati di turbativa d'asta e abuso di ufficio. Nella vicenda sono indagati, a vario titolo, il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini, l'assessore comunale di Modena Antonino Marino, due dirigenti del Comune e i due titolari dell'attività che subentrò nella gestione del chiosco alla donna che fu sfrattata nel 2003. Zincani ha precisato che non sono stati diramati avvisi di garanzia agli indagati, ma è stata richiesta solo una loro identificazione. L'inchiesta ha preso spunto da un supplemento di indagine richiesto dal Tribunale di Modena a seguito di un processo per concussione finito con l'assoluzione di un dipendente comunale.

Dal Pdl, si leva la voce del Senatore Carlo Giovanardi. Il suo consiglio è quello di "non minimizzare una storia, nella quale hanno giocato un ruolo gli uffici comunali di Modena, quando Bonaccini era assessore, finita tragicamente nell'omicidio di chi denunciava di essere stato vittima di soprusi e angherie da parte del Comune". Così, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio commenta l'apertura dell'indagine della Procura di Modena, nei confronti siStefano Bonaccini, in merito alla concessione nel 2003 di un chiosco nel parco Enzo Ferrari. Il riferimento è a Achiropita 'Tina' Mascaro, la barista poi poi fu uccisa l'1 febbraio 2007 nel suo 'Feeling bar' di via Uccelliera. "E' incredibile - scrive in una nota - come esponenti del Pd, come il segretario nazionale Bersani e il segretario regionale Bonaccini si siano precipitati a chiedere perentoriamente le dimissioni del sindaco di Parma, per responsabilità non sue ma eventualmente di funzionari comunali infedeli, benché - aggiunge - quel sindaco, diversamente da Bonaccini, non abbia mai ricevuto un avviso di garanzia, e nel contempo si autoassolvono in tempo reale anche da ogni eventuale responsabilità politica per i fatti di Modena". Ad ogni modo, conclude Giovanardi, "noi non chiediamo le dimissioni ne gettiamo la croce addosso a nessuno ma per cortesia ci vengano risparmiati da parte del Pd i soliti due pesi e due misure e frasi surreali come quelle di Bonaccini: 'se avessi qualche sospetto sarei io il primo a chiedere le mie dimissioni'".

(Ansa)

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