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Cronaca Sassuolo

"Nessuna tortura", gli agenti di Sassuolo smentiscono la ricostruzione

Secondo la versione dei quattro indagati, si sarebbe trattato di un normale intervento di contenimento. I legali degli agenti pensano ad un ricorso per annullare la sospensione

Il caso scoppiato nelle scorse ore a seguito della sospensione di quattro agenti della Polizia Locale di Sassuolo - con la gravissima accusa di tortura nei confronti di un paziente del Pronto Soccorso - si fa decisamente ambiguo. Alle accuse mosse dalla Procura hanno replicato i legali dei quattro vigili, i quali hanno ribaltato la versione fornita dagli inquirenti, parlando di un travisamento abbastanza clamoroso dei fatti avvenuti nella notte fra il 15 e il 16 ottobre di due anni fa.

Emerge infatti che l'intervento degli agenti sarebbe stato richiesto dagli stessi operatori sanitari, per far fronte all'escandescenza del cittadino marocchino ricoverato in crisi ipoglicemica. Gli operatori della Locale avrebbero quindi contenuto lo straniero sul letto in quello che si configurerebbe come un intervento di routine, in cui ovviamente è lecito l'uso della forza fisica. Una versione diametralmente opposta a quella fornita dalla Procura, secondo la quale l'intervento in ospedale sarebbe stato del tutto immotivato, non richiesto e dettato da intenzioni sulle quali nulla è stato detto.

Due degli agenti sono difesi dall'avv. Barbara Tassi, la quale ha dichiarato: “I miei assistiti non hanno torturato nessuno, hanno effettuato un intervento di contenimento ordinario secondo il Protocollo in essere presso il Comando”.

Sulla stessa linea il legale di un altro agente, l'avv. Luigi Zaccaria, che alla Gazzetta di Modena ha dichiarato: "Innanzitutto il mio assistito non si è presentato in Pronto soccorso di sua iniziativa: a differenza di quanto riporta l’accusa, l’intervento fu chiesto dagli operatori sanitari, perché il paziente era in uno stato di agitazione e c’era necessità di contenerlo, a tutela della loro stessa incolumità. Il mio assistito del resto non era presente nel luogo dove il paziente fu caricato dall’ambulanza: è evidente che ha appreso del caso, e della necessità di intervenire, per una chiamata specifica. Non ci fu assolutamente nessuna tortura, i fatti sono stati travisati, ci fu solamente un intervento di contenimento di un soggetto che stava dando dei problemi in Pronto soccorso. Il mio assistito è radicalmente estraneo alle accuse, come ha spiegato giovedì al giudice in un lungo interrogatorio in cui ha risposto a tutte le domande ed ha così avuto modo di chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Il mio non ha commesso il fatto. Non ci risulta al momento che ci sia un referto medico che attesti le avvenute violenze avvenute sul paziente".

Questa la versione che i quattro indagati hanno fornito al Gip, una volta chiamati a rendere conto. Tuttavia, il giudice ha comunque avvallato la richiesta della Procura, disponendo la sospensione dall'attività lavorativa.

Una sospensione contro la quale sarà probabilmente presentato un ricorso, come spiega l'avv. Fabrizio Canuri, che assiste il quarto agente: "Il mio assistito contesta le accuse che sono mosse e la loro qualificazione giuridica (il reato di tortura, ndr). Siamo disposti a dare battaglia in tutte le sedi. Non c'è condivisione rispetto alla ricostruzione, né acquiescenza Stiamo valutando di fare appello al Tribunale del Riesame".

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