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Cronaca Via Canaletto

Alluvione, dialogo assente tra Enti e cittadini che vivono sul fiume

Eugenia Bergamaschi abita e lavora accanto al fiume Secchia a San Matteo e fornisce il suo punto di vista qualificato sui problemi che affliggono il corso d'acqua tracimato ed il rapporto con le istituzioni che dovrebbero curarlo

Residente a San Matteo e direttamente interessata dall'esondazione del Secchia, Eugenia Bergamaschi è in queste ore una voce di grande rilievo nella tragedia che si è riversata sulla nostra provincia, anche in virtù del suo ruolo di presidente di Confagricoltura Modena. Raggiunta telefonicamente, ci ha raccontato il suo punto di vista e lo stato delle cose nel tratto interessato dal cedimento dell'argine, individuando nel dialogo tra cittadini e istituzioni il vero punto debole della gestione del fiume.

“C'è tanta rabbia, tanta delusione, per quella che ho già definito come una tragedia annunciata, spiega Eugenia Bergamaschi come privata cittadina la cui famiglia vive e lavora accanto all'argine da tre generazioni. “Ricordo mio nonno portare i sacchi sabbia insieme al Genio Civile, ricordo l'innalzamento dei terrapieni negli anni '70 e sono stata testimone di un problema che tutti coloro che abitano attorno al fiume portano avanti da molto tempo. E oggi oltre alla rabbia c'è anche tanta preoccupazione per le piene che potrebbero arrivare nei prossimi giorni”.

Le colpe? Alla Bergamaschi oggi non interessano, perchè la fase dell'emergenza è ancora in corso e per fortuna la solidarietà ha dimostrato di funzionare ancora e nella disgrazia si è riusciti a farsi coraggio a vicenda. Ma se far cadere qualche testa oggi è del tutto inutile, resta un problema che si protrae nel tempo. “Quello che non va – spiega – è il sistema di relazioni tra le Amministrazioni, gli enti preposti al controllo del territorio e i cittadini che lo vivono tutti i giorni. Tante persone che hanno le loro case lungo l'argine hanno richiamato l'attenzione di Aipo e non solo, ricevendo però molto spesso risposte 'poco professionali'”.Si lascia intendere, aggiungiamo noi in altre parole, che il ruolo di presidio degli abitanti e degli agricoltori sia stato indubbiamente trascurato dalle Istituzioni.

“Questo punto del fiume è molto particolare, dritto e stretto: una sorta di imbuto in cui le acque arrivano a grande velocità, trovando però numerosi ostacoli. La folta vegetazione rallenta il flusso e i detriti portati dalle piene si accumulano lungo gli argini o i ponti. É chiaro che in queste condizioni una giusta manutenzione diventa fondamentale, ma in questi anni abbiamo visto aumentare incuria e degrado. E per assurdo – riprende la Bergamaschi a sostegno della sua tesi su un rapporto fallace di presidio del territorio – se io privato cittadino o agricoltore provassi ad entrare nel fiume per pulirlo mi prenderei anche una multa per invasione di un'area demaniale”.

E le famigerate nutrie, imputate per il crollo? La Bergamaschi conferma: “La zona è infestata da nutrie e ci sono anche tantissime volpi. E qui nasce un ulteriore problema. C'è una legge regionale che consente di eliminare questi animali , ma non viene applicata, spesso con l'ostruzionismo delle associazioni animaliste che viene assunto come alibi. Mi domando – conclude – è più importante la vita di questi animali dannosi o di migliaia di persone che subiscono le conseguenze di questi disastri”.

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