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Cronaca

Alluvione del Secchia, due anni di domane e di risposte

Richieste di risarcimento, richieste di ripresa, riciesta di sicurezza,  richiesta di verità e richiesta di responsabilità. Due anni dopo l'alluvione, tra Bastiglia e Bomporto sono arrivate tante risposte, diverse mancano ancora all'appello e una pesa più di tante altre

Domande e risposte. Ogni calamità, come qualsiasi evento drammatico, non può che generare domande in chi ne subisce le conseguenze: domande che sono alla costante ricerca delle proprie risposte. Così è stato per l'alluvione che il 19 gennaio di due anni fa ha mandato sott'acqua 75 km quadrati della pianura modense, da San Matteo di Modena fino a San Felice. Un lento fluire di cui resta un vivido ricordo, di cui si contano molte risposte, ma restano ancora diverse somande, di cui una capitale.

L'area colpita dall'alluvione ha saputo riemergere con coraggio, così come era stato per il sisma di due anni prima. Per chi vive nelle zone di Bastiglia, Bomporto e dintorni le risposte sono arrivate circa il risarcimento dei danni: tutti i contributi per le prime case sono stati liquidati dalla struttura Commissariale della Regione. Qualche risposta la attendono i proprietari di seconde case, i cui risarcimenti saranno i prossimi a passare al vaglio della burocrazia statale.

Per chi lavora nell'area dell'alluvione, imprenditori, commercianti e artigiani, le risposte stanno giungendo. Un terzo delle domande di contributo è già stato soddisfatto, mentre le altre restano in attesa. L'ammontare dei danni richiesti sfiora i 45 milioni di euro che corrispondono a circa 30 milioni di euro di contributi concedibili a fronte dei 60 milioni stanziati. Tra gli imprenditori, dunque, il bisogno di risposte è ancora alto e la burocrazia già sperimentata nel cratere sismico fa il suo lendo decorso, senza soluzioni alternative.

Dopo il disastro lungo l'argine destro del Secchia, sono nate tante domande in tema di sicurezza idraulica, cui le istituzioni e gli enti preposti stanno faticando a trovare risposta. La prima di queste risposte arrivò celermente nei giorni piovosi dell'alluvione, con il ripristino dell'argine danneggiato e il successivo avvio dei lavori di consolidamento lungo i tratti cruciali dei nostri fiumi. Ma a fronte di 71 milioni stanziati (e altri 33 in arrivo) sono stati eseguiti i lavori più urgenti per “soli” 23 milioni di euro. Una risposta che comprensibilmente non può soddisfare in toto la domanda di sicurezza dei cittadini.

La domanda che ha ricevuto un'autorevole risposta è stata quella di natura scientifica, relativa alle cause della rottura dell'argine, in un tratto rettilineo e non certo in un periodo di massima piena del Secchia. Fu una commissione di studiosi qualificati, scelta dalla Regione fra le eccellenze universitarie, a chiarire la causa: “La presenza di un sistema articolato di tane di animali sia stata determinante ai fini del collasso arginale”, concluse Luigi D’Alpaos, presidente di quella commissione. Una risposta che dopo essere stata cronaca è ormai diventata storia.

Si giunge così alla grande domanda irrisolta, quella meno urgente e quella più complessa. Tanto complessa quanto ogni caso giudiziario che non coinvolge solo l'operato dell'uomo, ma anche quello della natura. C'è un responsabile per il disastro della bassa modenese? Non potendo la giustizia indagare e perseguire nutrie, tassi o istrici è stato chiaro fin da subito che si sarebbero dovute accertare le responsabilità di chi, ente o istituzione, è tenuto a garantire la sicurezza degli argini, per decidere, in buona sostanza se si trattò di una sciagura inevitabile o se la sia diventata tale per la negligenza di qualcuno.

A due anni di distanza questa risposta è assente. La Procura di Modena sta infatti ancora svolgendo le proprie indagini, sostenute da diversi esposti presentati e da un'ipotesi tutta da verificare di disastro colposo. Dopo 24 mesi ancora nessuna certezza, soltanto il segreto istruttorio che impedisce al Procuratore e ai suoi colleghi di sbottonarsi sul lavoro che stanno svolgendo, se non con la promessa che nelle settimane a venire ci saranno novità significative, rallentate dall'estrema complessità della materia oggetto di inchiesta. Un'attesa senza risposta che pesa enormemente.

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