Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Formigine

Doccia fredda alla Firem, l'azienda si prepara a chiudere

L'annuncio arriva dall'assessore provinciale Ceretti, spiazzata dalla decisione dell'azienda di andare verso la sospensione di ogni attività. Interrogativi ancora più incerti sul futuro dei lavoratori, degli stipendi arretrati e degli ammortizzatori sociali

Il tavolo istituzionale tra le parti per definire la vertenza Firem si è trasformato in una doccia fredda per il lavoratori dell'azienda di Formigine. Come riferito dall’assessore provinciale al Lavoro Cristina Ceretti, i consulenti legali della Firem hanno fatto sapere in quella sede di voler chiudere definitivamente ogni attività aziendale, smobilitando tutto quanto con un concordato preventivo.

Con questa volontà manifesta da parte della proprietà, che fa capo alla famiglia Pedroni, rischiano di diventare carta straccia tutte le condizioni di tutela dei lavoratori che erano maturate in oltre tre mesi di trattativa, da quando improvvisamente la ditta aveva chiuso e iniziato la delocalizzazione dei macchinari verso la Polonia. Proprio tre giorni fa era ripreso il presidio dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali sotto la sede modenese, alla luce del mancato pagamento entro i termini previsti delle mensilità arretrate.

“Si tratta di una decisione del tutto improvvisa e adottata unilateralmente che pregiudica tutti gli accordi presi ai tavoli istituzionali. Sia io che il sindaco Richeldi esprimiamo un profondo rammarico – ha dichiarato l'assessore Ceretti alla Gazzetta di Modena - per questa conclusione che modifica le relazioni anche di carattere istituzionale. Non possiamo che esprimere piena e totale solidarietà ai lavoratori di Firem e resta un giudizio assolutamente critico sull’atteggiamento tenuto dall’azienda”.

Polemica la reazione della politica, in primis del deputato grillino Michele Dell'Orco, che aveva presentato un'interrogazione al Governo insieme al collega PD Matteo Richetti: “La Firem chiude fuori dalle regole e il governo chiude un occhio - dichiara Dell'Orco - pur avendo sollecitato anche il ministro Franceschini in aula, che ci aveva assicurato che se ne sarebbe occupato in prima persona, oggi attendiamo ancora una risposta”. “I signori Pedroni, dopo non aver rispettato nessuna norma legale e morale nei confronti dei lavoratori, con un concordato finalizzato alla chiusura ne usciranno illesi, potendo proseguire l’attività con la delocalizzata e mantenendo – spiega il parlamentare pentastellato - al contempo la parte commerciale italiana, cosa che non potrebbero fare in caso di fallimento”.

Dura anche la reazione della segreteria modenese di Rifondazione Comunista: “Come può accadere un fatto così grave? - si domanda la neoeletta segretaria provinciale Judith Pinnock - Può avvenire perché il capitalismo ha fornito ad imprenditori privi di scrupoli ed umanità gli argomenti per considerare lecito non avere alcuna considerazione delle persone che hanno reso possibile il loro successo e del territorio in cui hanno operato, disinteressandosi completamente delle ricadute sul benessere generale”.

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