Appalti pilotati a Policlinico Modena, indagate 63 persone

I carabinieri del Nas di Parma hanno avviato sequestri preventivi per oltre un milione di euro ad amministratori pubblici del nosocomio modenese. Maggiori informazioni nel corso della giornata

Brutta tegola per la sanità modenese. Dopo lo scandalo cardiologia, si apre ora il capitolo appalti pilotati. Nelle prime ore di stamane, i carabinieri del Nas di Parma, unitamente ai colleghi dell'Arma di sedici province e otto regioni, hanno avviato sequestri preventivi di beni per oltre un milione di euro a pubblici amministratori del policlinico per appalti pilotati.

L'operazione scattata stamane fa parte di un'indagine ancora più ampia coordinata dalla Procura della Repubblica di Modena e riguarda la condotta dei dirigenti dell'ospedale cittadino, che secondo gli inquirenti avevano messo in piedi un "collaudato sistema di tangenti per l'acquisto di strumentazioni mediche e per l'affidamento di lavori al Policlinico di Modena". Tra gli indagati ci sarebbe proprio l'ex Direttore generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Stefano Cencetti, che insieme ai suoi più stretti collaboratori dovrà rispondere di una lunga serie di ipotesi di reato, tra cui associazione per delinquere, corruzione, abuso d'ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, riciclaggio.

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Secondo quanto appreso finora, l'indagine riguarderebbe gli affidamenti e gli appalti concessi dal 2007 e mette sotto inchiesta il rapporto tra Dirigenza e imprese private sia per l'esecuzione si opere edili nel complesso di via del pozzo, sia per la fornitura di materiale biomedicale e di servizi ospedalieri. Secondo i Nas di Parma il sistema funzionava grazia a tangenti versate dai privati con un sistema mascherato da fini di beneficenza e ricerca scientifica. I soldi sarebbero infatti affluiti su conti correnti di associazioni no profit riconducibili alle persone dei dirigenti sanitari, giustificate appunto come sponsorizzazioni e sostegno per l'organizzazione di convention scientifiche. Sempre secondo l'ipotesi di inchiesta, il passaggio finale del sistema di riciclaggio prevedeva l'emissione di false fatture da parte delle associazioni, che trasferivano le tangenti sul conto intestato ad un poliambulatorio medico gestito dalla moglie di una delle persone al centro dell'inchiesta. Ad oggi risultano 63 persone indagate a vario titolo.

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