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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Rubavano le carte di credito inviate via posta e trafugavano dati sensibili, banda in manette

I portalettere erano pedinati e derubati in modo da sottrarre le tessere spedite dalle banche. Poi si fingevano funzionari di Polizia per costringere le pubbliche amministrazioni a fornire i dati sensibili dei proprietari dei conti. Spese centinaia di migliaia di euro in beni di lusso

La Polizia di Stato ha eseguito quattro misure cautelari a carico di un gruppo criminale, i cui compomnenti risiedono in Emilia-Romagna, ma che operavano su tutto il territorio nazionale. Indagati per i reati di furto aggravato, frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico e indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico, i malviventi si spacciavano anche per funzionari di Polizia al fine di ottenere informazioni presso gli Uffici Anagrafe e banche per attivare carte di pagamento sottratte ai portalettere.

Al termine di una complessa attività investigativa iniziata nel 2020, personale del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per l'Emilia Romagna ha sgominato la banda, che inizialmente prendeva di mira i portalettere. I furti, che si ripetevano con continuità da luglio 2020, hanno colpito numerosi postini che venivano seguiti durante il recapito e ai quali veniva forzato il bauletto del mezzo, dove era custodita la preziosa corrispondenza. Nella maggior parte dei casi, le carte di credito rubate risultavano essere già attive, si pensi a quelle rinnovate per scadenza o a quelle carte che non necessitano di attivazione, e quindi immediatamente utilizzabili.

Negli altri casi gli indagati, sfruttando sofisticate tecniche di social engineering si procuravano i dati sensibili necessari (utenze cellulari, indirizzi, informazioni personali), chiamando gli uffici di stato civile, la Polizia Municipale, le banche, i gestori di servizi di energia e addirittura in alcuni casi spacciandosi anche per personale delle Forze di Polizia impegnati in servizi di emergenza connessi alla pandemia in atto.

Numerose le telefonate ad Uffici Pubblici, emerse dalle intercettazioni, per indurre pubblici Ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni, ad accedere illecitamente nelle banche dati anagrafiche, per ottenere dati personali dei titolari delle carte sottratte, fingendosi Ufficiali di Polizia.  Una volta ottenute le informazioni necessarie alle attivazioni delle carte rubate, le utilizzavano generalmente per acquisti di beni di lusso o presso esercenti compiacenti.

La banda era composta da due pregiudicati di 45 e 42 anni entrambi originari di Napoli ma residenti a Cattolica, uno l'organizzatore dell'attività criminale e l'altro il suo "braccio destro". È stato accertato anche il coinvolgimento della moglie del 45enne che interveniva nelle attività di attivazione delle carte quando era necessario avvalersi di una voce femminile con gli operatori dei call center e del figlio attivamente coinvolto nei furti.

Il danno finanziario non si limita a quello subito dalle società che emettono le carte di credito e da Poste Italiane, che ha contribuito fattivamente alla riuscita dell'indagine, ma colpisce anche tutti i mittenti e destinatari delle tessere rubate. Infatti, se non è possibile quantificare il danno finanziario complessivo, che si aggira comunque in diverse centinaia di migliaia di euro, è evidente che la quantità di raccomandate e assicurate sottratte nel periodo dell'indagine sia nell'ordine di centinaia di pezzi. La corrispondenza, contenente abitualmente le comunicazioni di maggiore importanza tra cui atti giudiziari e notificazioni della pubblica amministrazione, è andata interamente distrutta, costituendo un grandissimo danno indiretto dell'attività delittuosa.

Alla luce della pericolosità degli indagati, dei precedenti specifici e della possibilità di reiterazione di analoghi reati il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna, lo scorso 8 novembre, ha emesso un'ordinanza che dispone la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del 45enne e del 42enne; invece nei confronti di altre due persone la misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza e presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria. Le misure sono state eseguite da personale della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna, sia a Rimini che a Modena.

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