Cronaca

Fiumi di cocaina lungo la via Emilia, tre bande di trafficanti in manette

Importante operazione antidroga tra Modena e Reggio Emilia, che ha sgominato due bande albanesi e una marocchina dedite al traffico internazionale e al commercio locale

Un duro colpo al narcotraffico internazionale sulla via Emilia tra Modena e Reggio Emilia. E' quello inferto dall'operazione "Trexit" che, nata dalle indagini sul territorio della Procura distrettuale reggiana e sviluppata insieme a quella antimafia di Bologna, ha portato questa notte all'emissione di 29 misure cautelari - di cui 18 già eseguite - nei confronti di altrettanti presunti componenti di tre organizzazioni criminali (una di matrice marocchina e due albanesi) attive nel commercio su larga scala di sostanze stupefacenti. 

Si tratta in dettaglio di 28 provvedimenti detentivi (disposto il carcere per 26 indagati e gli arresti domiciliari per due) oltre ad una misura di obbligo di firma, a cui la Polizia e la Divisione centrale Anticrimine stanno dando corso con oltre 100 agenti, mobilitati a Bologna, Cremona, Firenze, Forli', Mantova, Modena, Parma e Torino. La Dda bolognese, da cui sono partite 20 misure cautelari, ha contestato a 18 indagati il reato associativo, mentre i provvedimenti emessi dalla Procura di Reggio sono in tutto nove.

"Trexit", viene spiegato, rappresenta il terzo atto di un filone investigativo inizialmente rivolto al contrasto dello spaccio al minuto sulle piazze locali di Reggio, in cui si registrano altre due operazioni ("Exit" e "Rexit") eseguite nel 2017 e nel 2018. In totale i tre blitz hanno determinato 102 arresti e il sequestro di 301 chili di hashish, 24,7 di cocaina, 2,1 di eroina, 31 di marijuana, oltre a quattro pistole detenute illegalmente, 192.000 euro in contanti e sette auto con doppiofondo segreto per nascondere la droga in uso ai corrieri delle organizzazioni.

A inondare di cocaina i territori di Reggio e Modena era nello specifico quella marocchina, che comprava a settimana dai 6 ai 7 chili di polvere bianca. Il referente era uno spacciatore magrebino incastrato dalla Polizia con una telecamera posta davanti all'abitazione di Modena (nei pressi del casello autostradale) dove smistava le consegne. A rifornire i marocchini erano invece due sodalizi albanesi, tra l'altro "in concorrenza" tra di loro. I presunti capi di uno di questi erano di stanza a Modena, mentre al vertice dell'altro c'era un broker albanese che si recava solo saltuariamente in Italia per condurre le trattative per la droga proveniente dall'Olanda e gestiva i suoi affari "da casa" tramite una fitta rete di corrieri, che comunicavano tramite un complesso sistema di messaggi criptati.

Alcuni di questi, tra cui l'unica donna coinvolta, una spacciatrice lituana, erano residenti nella Bassa Reggiana. Il broker è stato rintracciato e arrestato a Belluno. I marocchini compravano così tanta cocaina da essere riusciti a spuntare il prezzo di 29.000 euro al chilo, ritenuto dagli investigatori "molto basso" rispetto a quello corrente sul mercato illegale, che si aggira intorno ai 36.000.

(DIRE)

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