Cosa Nostra, arresti anche per una corsa truccata all'Ippodromo di Modena

Tra gli affari illeciti del clan sgominato nell'operazione partita oggi da Palermo anche la secondo corsa di trotto del 22 luglio 2018 a Modena, con minacce di morte a un fantino compiacente

foto di repertorio

All'alba di oggi la Guardia di Finanza di Palermo ha dato il via ad una maxi operazione antimafia in tutta Italia: con 89 arresti è stato colpito il vecchio clan mafioso dell'Acquasanta. In particolare sono finiti in manette gli eredi dello storico clan dei Fontana, che anni fa si erano trasferiti in Lombardia dove gestivano il business della vendita del caffè. Eseguiti anche sequestri per 15 milioni di euro. Sulla cosca dell'Acquasanta già Giovanni Falcone, aveva indagato negli anni Ottanta, in piena guerra di mafia.

In carcere gli eredi del capoclan Stefano Fontana: i fratelli Gaetano (44 anni), Giovanni (42 anni) e Angelo Fontana (40 anni), i figli di Stefano Fontana, ritenuto uno dei fedelissimi del capomafia Totò Riina.Arrestata anche la figlia del boss dell'Acquasanta, Rita, e la moglie, Angela Teresi. Gli eredi dei Fontana si erano trasferiti in Lombardia dove gestivano degli investimenti delle cosche mafiose, in particolare nella torrefazione.

Schiaffo a Cosa Nostra, 89 persone arrestate

L'epicentro del blitz tra Palermo e Milano. Ma operazioni sono state effettuate - oltre che in Sicilia e Lombardia - anche in Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Anche il territorio modenese è stato interessato, seppur in modo marginale, dai fatti di cui si è occupata la magistratura palermitana, in particolare per quanto riguarda le corse ippiche truccate, grazie alle quali l'organizzazione criminale intascava importanti quote dalle scommesse.

Protagonisti della vicenda modenese sono Giulio Biondo, Giovanni Ferrante e Santo Pace, considerati membri di spicco del clan mafioso dell'Acquasanta, oltre al 24 enne trevigiano Mauro Parassutti, fantino di cavalli da trotto. I quattro sono accusati in concorso tra loro di truffa aggravata dal metodo mafioso, in merito alla seconda corsa in programma il 22 luglio 2018 presso l’ippodromo di Modena. La gara ippica sarebbe infatti stata truccata dalla condotta del driver. In quel contesto, in aggiunta, Giovanni Ferrante e l'intemediario Gaetano Pilo avrebbero minacciato un altro fantino. Tommaso Gambino, per costringerlo ad alterare il risultato della corsa, pronunciando la frase: ti giuro sui miei figli che ti vengo a cercare ovunque per staccarti la testa​.

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I tre appartenenti al clan si trovano ora in carcere, mentre il driver Parassutti è ai domiciliari. Nell'operazione della Finanza sono stati sequestrati anche ben 13 cavalli che l'organizzazione aveva acquistato nel corso del tempo per poter gestire in maniera ancora più diretta e permeante il mondo delle corse ippiche e le relative scommesse.

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