Cocaina a domicilio nella Bassa, sgominata un'organizzazione di pusher

Tra le province di Modena, Bologna e Ferrara i Carabinieri hanno tratto in arresto sette componenti di un gruppo composto da stranieri e italiani. Una giovane di Finale Emilia aveva "rilevato l'attività" del padre finito in carcere per maltrattamenti

Alle prime luci dell’alba di oggi i Carabinieri della Compagnia di Carpi hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Modena, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Amara, dopo diversi mesi di indagini su un vasto traffico di droga. E' infatti stata disposta la custodia in carcere per tre italiani e per quattro stranieri  - tre marocchini ed un nigeriano - indagati di reati connessi allo spaccio di cocaina, eseguendo contestualmente una dozzina di perquisizioni domiciliari.

L'inchiesta, avviata nella primavera del 2018, hanno fatto luce su un vasto commercio che interessava le città di Carpi, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Mirandola, Modena, Mantova, Carbonara di Po, San Pietro in Casale, Cento e Ferrara. L’operazione è stata condotta impiegando 50 militari della Compagnia di Carpi, con l’ausilio delle aliquote operativa e radiomobile.

L'indagine è nata nell'aprile del 2018, quando i Carabinieri intervennero a Massa Finalese per un episodio di maltrattamenti in famiglia: finì così in manette il 55enne marocchino titolare del bar dei laghetti da pesca di Finale Emilia. Dagli accertamenti svolti sul suo conto, tuttavia, gli uomini dell'Arma intuirono che l'uomo conduceva un traffico illecito di stupefacenti, che coinvolgeva diversi personaggi che ruotavano proprio intorno al locale.

Operazione Albatros, il video degli arresti

L'attività imprenditoriale del bar in questi mesi è cessata, a causa dei debiti accumulati, ma lo stesso non si può dire per quella legata allo spaccio. L'indagine "Albatros" giunta a compimento stamattina ha infatti appurato che la figlia del barista, di appena 25 anni, aveva preso in mano le redini del commercio illegale e in questi mesi aveva gestito una piccola rete di spacciatori che vendevano cocaina nel territorio della Bassa modenese e ferrarese, con puntate anche nel bolognese e nel mantovano.

La giovane era una sorta di intermediaria, che riforniva un altro piccolo spacciatore - un coetaneo nigeriano - e un altro spacciatore, un italiano di 34 anni residente a Casumaro di Cento. Questi, a sua volta, faceva affari con altri due compaesani, che si occupavano delle consegne nel ferrarese: si tratta di un 36enne e di un 37enne finiti ai domiciliari. Punto di riferimento di questa rete di trafficanti era però un altro cittadino marocchino, un 37enne residente a Carbonara di Po (MN): era lui che procurava le sostanze, principalmente cocaina con elevato grado di purezza, ma anche eroina, ecstasy e LSD. 

Le indagini portate avanti dai Carabinieri di Carpi hanno appurato un metodo di spaccio abbastanza insolito, che prevedeva la consegna diretta a domicilio delle dosi, che venivano lasciate nelle cassette delle lettere dei clienti o addirittura sui davanzali delle finestre. Gli acquirenti lasciavano poi a disposizione i soldi il giorno successivo: va da se che in questi mesi si erano anche verificati casi di mancato pagamento, uno in particolare, che è costato al 55enne marocchino anche l'accusa di estorsione per un "recupero crediti" non molto ortodosso.

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