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foto di repertorio

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Sgominata una banda di esperti ladri georgiani, furti anche a Modena

Importante operazione della Polizia di Reggio Emilia, che ha individuato un'articolazione con contatti in tutta Europa

Maestri del furto di origine georgiana con all'attivo migliaia di colpi in tutta Europa, il cui cuore pulsante dell'organizzazione in Italia batteva a Reggio Emilia. Sono i cosiddetti "Kanonieri 'Kurdi", tradotto i "ladri della legge", nati in Russia sotto il pugno duro del regime di Stalin e sopravvissuti- nell'illegalità- fino ai nostri giorni. Un gruppo, scoperto dalla Procura reggiana in tre anni di indagini (dal 2015 al 2018) che chiamava la città del Tricolore "la nostra patria" e agiva di concerto con una seconda ed autonoma associazione a delinquere, di matrice ucraina, specializzata invece nella ricettazione e nel riciclaggio dell'imponente mole di refurtiva razziata nelle case. 

Le azioni predatorie, poi, avevano tutte la stessa "firma criminale", consistente nel non lasciare segni di effrazione sulle serrature di porte di ingresso e casseforti, grazie ad arnesi da scasso appositamente costruiti. A Reggio Emilia l'organizzazione "assemblava" le sue "cellule", gruppi assolutamente "liquidi" di tre o quattro persone convocati in Emilia e subito pronti a ripartire per commettere furti sul territorio nazionale, ma anche in Belgio, Francia, Grecia, Polonia, Ungheria e Slovenia, opportunamente provvisti di falsi documenti. Ed è ancora a Reggio che risiede un esponente di spicco della consorteria (la traduzione letterale dal georgiano è "ladrone"), un 51enne con falsa identità rumena con potere di dirimere le controversie insorte tra gli associati presenti in Italia. Sempre qui nel 2016, si svolse l'incontro con un altro un altro "ladrone", elemento talmente apicale, che uno degli odierni indagati, destinatario di una misura d'arresto, giunse appositamente da Padova solo per recapitargli in dono un costosissimo orologio. 

Reggio Emilia resta anche una delle basi logistiche centrali del gruppo dove secondo gli inquirenti risiedono gli associati 'puliti', il cui ruolo all'interno dell'organizzazione consiste nel mettere a disposizione alloggi (33 quelli perquisiti solo stamattina dalle forze dell'ordine, ndr) ed autovetture per la commissione dei raid e dove si reinvestono parte dei proventi dell'attività criminale, talvolta in immobili. E infine è ancora è dal capoluogo emiliano che ogni settimana, "attraverso plurimi corrieri", buona parte della refurtiva viene spedita in Ucraina, con l'apporto del secondo gruppo criminale, "composto da soggetti incensurati titolari di rapporti lavorativi o di società di import export con sede in città". 

In dettaglio le attività della Polizia di Stato di Reggio Emilia, supportata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia Stato (Sco) e del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (Scip), stanno portando in queste ore in Italia ed in vari stati europei, a 62 misure cautelari detentive (58 in carcere e 4 ai domiciliari), di cui 55 a carico di georgiani. Per altri 36 indagati che si trovano all'estero è stato spiccato un mandato di arresto europeo e sono in corso le ricerche. I reati contestati sono di furto e rapine in abitazione, ricettazione, riciclaggio ed immigrazione clandestina. Nel corso della fase investigativa avviata sei anni fa sono invece state arrestate 37 persone ed è stato recuperato il bottino di oltre 20 furti in abitazione commessi a Reggio Emilia, Modena, Piacenza, Ravenna, Padova, Genova, Bologna. 

L'ordinanza del Gip di Reggio tratteggia anche il "profilo criminale" degli associati che si dichiaravano fedeli ad un proprio codice d'onore, la cosiddetta "legge dei ladri". Regole in realtà non proprio ferree, come dimostra un episodio riportato dal capo della squadra Mobile reggiana Guglielmo Battisti. Il protagonista è uno dei capi del gruppo, che rimprovera un suo sottoposto perchè ha rubato il salvadanaio di un bambino. Un gesto poco "onorevole" su cui pero' cambia idea subito dopo aver appreso quanti soldi conteneva. Nello stile tradizionale della mafia russa, inoltre, anche i georgiani avevano tatuaggi che ne qualificavano l'appartenenza al gruppo e perfino il grado al suo interno. 

(DIRE)

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