Cronaca

Quel che resta dei casalesi, quattro arresti per violenze e detenzione di droga e armi

Blitz dei carabinieri all'alba su indicazione del Gip dopo un'inchiesta della Direzione Antimafia. L'indagine è scaturita da quella sulla strage di Corinaldo, con approfondimenti sulla figura di Ugo Di Puorto, leader della banda e figlio del referente del clan casertano

Dalle prime ore del mattino i Carabinieri dei Nuclei Investigativi dei Comandi Provinciali di Modena e Ancona stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Bologna, su richiesta della ireione Distrettuale Antimafia di Bologna. Il provvedimento riguarda 4 persone - 3 in carcere e 1 ai domiciliari - indagate, a vario titolo, in concorso tra loro, per i reati di lesioni personali, detenzione abusiva di armi e munizioni, ricettazione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violenza privata, con l’aggravante legata all'attività mafiosa.

L'operazione si innesta nell'indagine che lo scorso marzo aveva portato a perquisizioni nei confronti di 8 persone: si tratta di cittadini le cui posizioni sono emerse a seguito dell'inchiesta sulla strage di Corinaldo, grazie agli accertamenti svolti sul conto di alcune figure che ruotavano intorno ad Ugo Di Puorto, uno dei leader della banda specializzata in furti di collanine nelle discoteche e figlio di Sigismondo Di Puorto, riconosciuto reggente del Clan dei Casalesi per la provincia di Modena.

Armi e droga, sequestri in provincia dopo le indagini sulla banda della strage di Corinaldo

Il Nucleo Investigativo di Ancona, infatti, aveva raccolto elementi circa la possibile disponibilità di armi da parte di alcuni persone legate a Di Puorto e residenti a Castelfranco Emilia e in altri comuni modenesi. Nel maro scorso, dopo la erquisizione dei militari modenesi, un 50enne di origini campane ma da tempo residente nel modenese era stato arrestato poiché trovato in possesso di 230 grammi di cocaina e due pistole provento di furto, con relativo munizionamento.

Dalle indagini era poi emerso che, il principale arrestato, dopo aver avuto un diverbio per futili motivi con un altro giovane del posto, lo avrebbe malmenato procurandogli lesioni, per poi interpellare gli altri destinatari del provvedimento cautelare – messisi “a disposizione” del clan – affinché gli procurassero un’arma da utilizzare per risolvere la controversia e conducessero la vittima dinanzi al suo stesso aggressore per subire nuove vessazioni.

L’operazione, iniziata alle prime ore del mattino, è stata condotta con il supporto dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti e con l’ausilio di unità cinofile, fatte appositamente intervenire dal Nucleo Carabinieri Cinofili di Bologna, per la ricerca di armi e droga.

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