Corinaldo, una rapina all'origine della strage in discoteca. Sei ragazzi modenesi in manette

Sei giovani dai 19 ai 22 anni bloccati nella notte dai Carabinieri. A loro sono attribuiti altri 12 colpi in altrettante discoteche, ma si indaga su centinaia di cas. Ogni mese rubavano monili per quasi 15mila euro di valore, che venivano poi fatti transitare attraverso un "compro oro" compiacente a Castelfranco Emilia

Dopo quasi otto mesi di indagine la Procura di Ancona ha chiuso il cerchio intorno a quelli che oggi sono stati individuati come i responsabili della strage nella discoteca 'Lanterna Azzurra' di Corinaldo, dove lo scorso 8 dicembre 6 persone trovarono al morte in seguito al caos generato dallo spray al peperoncino spruzzato in sala. Per gli inquirenti fu dunque una banda composta da sei ragazzi residenti nel modenese a spruzzare il gas nel tentativo di creare confusione e mettere a segno furti di collanine o bracciali. Una tecnica purtroppo molto nota in tutta Italia, di cui questa banda parrebbe essere particolarmente esperta.

All'alba di oggi i carabinieri del comando provinciale di Ancona hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del tribunale di Ancona, nei confronti di sette persone residenti nella provincia di Modena. Sei giovani e un ricettatore, titolare di un negozio "compro oro". Altre persone sono indagate per altri fatti collegati a furti e rapine su cui gli inquirenti stanno ancora cercando di fare luce.

GLI ARRESTATI - I sei sono tutti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappo e rapine, e sei di loro anche di omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di rapine e furti con strappo. Nella notte sono finiti in manette Badr Amouiyah 19enne nato a Modena e residente a San Prospero, Moez Akari 22enne nato a Tunisi e residente a Castelnuovo Rangone, Andrea Cavallari 20enne nato a Modena e residente a Bomporto, Ugo Di Puorto 19enne nato ad Aversa e residente a San Prospero, Souhaib Haddada 21enne nato in Marocco e residente a Bomporto, Raffaele Mormone 19enne, nato a Modena e residente a San Cesario sul Panaro. Tutti quanti avevano già precedenti per scippi e altri reati, alcuni commessi quando erano ancora minorenni.

LA RICOSTRUZIONE – Secondo le indagini i sei giovani – tutti nullafacenti - la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 erano presenti all’interno della “Lanterna Azzurra Clubbing” di Corinaldo dove si rendevano responsabili di rapine ai danni di cinque giovani avventori del locale e di un furto con strappo di collane in oro. Gli indagati, per agevolare i furti e la fuga, avrebbero utilizzato lo spray al peperoncino, diffuso in concomitanza con l’annuncio dell’arrivo del trapper “Sfera Ebbasta” e l’emissione dei fumi coreografici. Da qui la fuga incontrollata degli avventori dal locale che causò la morte per soffocamento di sei giovani e di una donna di 39 anni. Altre 197 persone rimasero ferite, sette delle quali in modo grave. Alla "spedizione" avrebbe parteipato anche un altro componente del gruppo, un 19enne che è deceduto nel corso dell'indagine per un incidente stradale proprio sulle strade modenesi.

PROFESSIONISTI DELLO SCIPPO – Le investigazioni hanno messo in evidenza come la disgrazia di Corinaldo non sia stata frutto di un'azione casuale, bensì di una vera e propria attività sistematica messa in atto dal gruppo modenese. I soggetti che erano presenti a Corinaldo hanno partecipato a decine di eventi musicali organizzati presso varie discoteche del centro–nord Italia, privilegiando quelli che prevedevano l’esibizione di artisti di musica “trap” e, di conseguenza, una maggiore affluenza di pubblico giovanile. In occasione di tali eventi gli indagati, unitamente ad altri soggetti, avrebbero compiuto vere e proprie “razzie” di monili in oro indossati dagli avventori, ricorrendo all’uso dello spray al peperoncino sia per evitare di essere scoperti sia per strappare le collane con maggiore facilità. Alcuni avevano il compito di distrarre la vittima mentre ballava, mediante spintonamenti; altri provvedevano in maniera fulminea a “strappare” le collane e, in alcuni casi, anche bracciali e/o orologi, approfittando della momentanea distrazione causata dai complici; altri soggetti si occupavano di occultare la refurtiva immediatamente dopo l’azione delittuosa, che spesso veniva nascosta in bocca, nelle scarpe, nelle parti intime o all’esterno del locale. Nel corso delle indagini è stata anche accertata in capo a costoro la disponibilità di un taser. Sono stati 12 i colpi loro attribuiti, in un territorio davvero ampio che va dal milanese a tutta la pianura Padana, fino alle località balneari dell'Adriatico. Sono tuttavia in corso accertamenti su ben un centinaio di altri casi, tra cui due verificarisi nel modenese.

UN GRANDE GIRO D'AFFARI – Secondo gli inquirenti l'attività della banda consentiva loro di mettere a segno un gran numero di colpi, che è stato stimato in circa 15.000 euro di valore in oro, ogni mese. I gioielli rubati sarebbero poi confluiti tutti quanti attraverso un unico canale, costituito da un negozio "compro oro" situato a Castelfranco Emilia e gestito da, Andrea Balugani, 65enne, anch’egli destinatario di provvedimento restrittivo. Contattato dopo i furti, l'uomo garantiva una rapida monetizzazione dei monili rubati. Gravato a sua volta da precedenti penali, Balugani era giò stato denunciato per ricettazione nel 2016 dai Carabinieri di Castelfranco,

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