Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Cocaina dall'Olanda, sgominata una rete di importatori e spacciatori

I Carabinieri di varie province, Modena compresa, hanno arrestato in contemporanea ben 22 persone di origine albanese e marocchina. La banda aveva tentacoli in diverse zone e margini di profitto elevatissimi

Nelle prime ore di questa mattina, in varie località dell’Emilia Romagna, della Toscana, della Lombardia e della Sicilia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ferrara hanno dato vita ad una maxi operazione antidroga, ribattezzata "Operazione sottobosco". Sono finiti in manette ben 22 persone in esecuzione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna: si tratta di un'organizzazione molto ramificata, dedita allo spaccio di cocaina in diversi territori dell'Emilia e della Toscana, con predilezione per la "movida" versiliese.

La corposa indagine è nata nel marzo del 2016, quando una famiglia di Bondeno di Ferrara si era presentata ai carabinieri del posto denunciando di essere vittima di numerosi episodi di vandalismo e di estorsione, riconducibili ad un gruppo di spacciatori cui il figlio della coppia - purtroppo tossicomane - doveva del denaro. Da un episodio circostanziato si è però aperto ub vasto panorama sul gruppo criminale collegato agli spacciatori di Bondeno.

Le indagini – coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna diretta dal Procuratore della Repubblica felsinea Dott. Giuseppe AMATO - si sono orientate in tale direzione, indentificando il cittadino marocchino Jarmouni Mohamed come il fornitore di cocaina destinata ai referenti del gruppo dell abassa ferrarese- Risalendo poi la struttura organizzativa - di “tipo piramidale” e caratterizzata da una spiccata propensione alla violenza - si è arrivati a cinque cittadini albanesi (Dervishi Defrim, Dervishi Enver, Dervishi IHaxhi, Dervishi Besnik e Aluskhu Klodian), operanti tra le province di Pisa e Firenze, che curavano l'approvvigionamento di cospicui quantitativi di cocaina dall'Olanda, servendosi di una rete di corrieri, tra i quali Ivziku Olsi, e immettevano la droga sui mercati emiliano-romagnoli (province di Ferrara, Bologna, Modena e Parma, dove i marocchini svolgono attività lavorativa di braccianti agricoli) e sino ad arrivare alla Toscana (dove gli albanesi sono radicati con attività nel settore dell’edilizia) quale terminale finale per il rifornimento della province di Pisa, Firenze e Lucca, in particolare lo “sballo della Versilia”.

I numerosi contatti e le frequentazioni intrattenute dagli indagati, hanno dimostrato la comune appartenenza degli stessi ad un articolato ed omogeneo contesto criminale “gerarchizzato” determinato a dominare il mercato della cocaina nelle aree geografiche in cui agivano le diverse propaggini, massimizzando, in tal modo, i margini di guadagno. Gli episodi illeciti emersi hanno dimostrato che gli indagati hanno preso parte, con intento e prospettiva di stabilità e secondo modalità ricorrenti, ad una serie di illecite transazioni, ciascuno con ruolo predefinito, ma tutti indirizzati dalla mente del sodalizio, l'indiscusso capo Jarmouni Mohamed. È lui, infatti, che reggeva le fila dei “suoi”, conducendo personalmente le trattative per gli acquisti con il gruppo degli albanesi che facevano capo ai Dervishi, ma anche impartendo precise istruzioni sul da farsi nelle singole operazioni illecite e disponendo dei concorrenti quali sottoposti, chiamati a intervenire singolarmente o in raccordo, secondo prestabilite modalità e relative all'utilizzo dei veicoli, all'occultamento dello stupefacente e alla gestione del danaro.

Il rapporto tra il nordafricano e il gruppo albanese è risultato talmente consolidato che Dervishi Defrim, era disposto a concedere sconti sul prezzo della sostanza e proponeva, allo stesso Jarmouni Mohammed di recarsi autonomamente presso il depositario. Reciprocamente Jarmouni Mohammed forniva indicazioni e garanzie sull'affidabilità delle persone a cui cedeva sistematicamente lo stupefacente, in modo tale da garantire un flusso finanziario stabile. I numerosi contatti e le frequentazioni intrattenute dagli indagati, altro non facevano che dimostrare la comune appartenenza degli stessi ad un articolato ed omogeneo contesto criminale determinato ad egemonizzare il mercato della cocaina nelle aree geografiche in cui agiscono le diverse propaggini, massimizzando, in tal modo, i margini di guadagno.

Basti pensare al basso costo d'acquisto su ogni chilogrammo reperito, che si aggirava al di sotto di 35.000 euro, quando sulle comuni "piazze" si parlava di cifre che oscillavano dagli 80 a 120 Euro al grammo. Tenendo conto del contenuto medio di principio attivo nelle singole dosi sequestrate, da un chilogrammo di cocaina se ne possono ricavare - se molto ben “tagliata” - quattro chili e mezzo che, venduta a 80 euro al grammo, equivalgono a 360 mila curo. Questo dato, da solo, rende l'idea della cospicuità dei margini di lucro che l'attività illecita offre. I soggetti arrestati sono tutti regolari sul territorio nazionale e residenti/domicilianti nelle zone dove hanno commesso i reati. Alcuni di loro sono nulla facenti. Durante l’intera attività di investigativa sono stati compiuti diversi sequestri di sostanze stupefacenti, per un totale di 7 chilogrammi di cocaina. Nel corso delle perquisizioni di questa mattina sono stati recuperati complessivamente Euro 28.000 in contanti.

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