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Banda in manette dopo 30 assalti ai bancomat, colpi anche nel modenese

Sette provvedimenti di custodia cautelare sono scattati all'alba di oggi, seguiti dai Carabinieri del Veneto. Una banda di origine sinti dovrà rispondere di gravi e numerosi capi d'imputazione. Bottino quantificato in circa 1,5 milioni in quattro anni di furti

I Carabinieri di Verona, dopo una lunga indagine, hanno messo sotto scacco una banda di criminali specializzata nei furti con esplosivo ai danni degli sportelli bancomat. Nelle prime ore del mattino del 15 marzo 2021, il personale del Reparto Operativo scaligero, coadiuvato nella fase operativa dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti e dalla Compagnia d’Intervento Operativo del 4° Btg. “Veneto” di Mestre, ha infatti  dato esecuzione a 7 provvedimenti di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone di origine sinti e di età compresa tra i 24 e i 50 anni, pregiudicati, residenti nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Treviso.

L’operazione si inserisce in un più ampio contesto relativo l’attività investigativa convenzionalmente denominata “Mestier” (che nel linguaggio dei sinti veneti significa “Giostra”) condotta dagli uomini dell’Arma dal mese di settembre 2019 al settembre 2020 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, che ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale armato, di etnia sinti, dedito in modo sistematico e continuativo all’esecuzione di furti aggravati con l’utilizzo di esplosivo in danno di dispositivi ATM di vari istituti di credito/uffici postali di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Nel complesso al sodalizio criminale sono stati addebitati 30 episodi commessi tra il 2017 ed il 2020 tra le province di Verona, Vicenza, Bergamo, Lodi, Mantova, Bologna e Modena che hanno fruttato complessivamente circa 1.500.000 di euro. Sono stati contestati, in tutto, 45 capi d’imputazione che vanno dall’associazione per delinquere, riciclaggio, rapina, ricettazione nonché il tentato omicidio nei confronti dei militari dell’Arma avvenuto il 10 febbraio 2020, quando i ladri in fuga spararono con un kalashnikov contro l'auto dei carabinieri.

Il modus operandi per i loro colpi oramai collaudato prevedeva che il gruppo, all’interno del quale erano stabiliti ruoli ben precisi, raggiungesse l’obiettivo con potenti autovetture rubate, alle quali erano state applicate targhe contraffatte per eludere i sistemi di rilevazione targa comunali. Mentre alcuni si dedicavano a presidiare l’area armati di pistola e armi semiautomatiche, gli altri usando utensili artigianali fabbricati allo scopo inserivano il congegno esplosivo, comunemente detto “marmotta”, nel dispositivo ATM dell’istituto di credito/ufficio postale facendolo deflagrare con l’ausilio di una batteria per auto collegata con un cavo elettrico.

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