Anni di violenze e minacce, arrestato un 41enne per maltrattamenti in famiglia

La Volante è intervenuta in via Carrara a seguito dell'ennesimo episodio violenti che ha coinvolto un nulceo famigliare. Genitori in ospedale, seguiti anche dall'arrestato che ha ingerito due monete per sfidare i poliziotti

Un sabato pomeriggio davvero travagliato per un nucleo famigliare composto residente in via Carrara a Modena. I vicini di casa hanno allertato la Polizia segnalando una furibonda lite domestica, con urla e suoni di oggetti che andavano in frantumi all'interno dell'appartamento. Una situazione purtroppo nota alle forze dell'ordine, che più volte sono dovute intervenire in quel difficile contesto famigliare, composto da una madre, dai suoi tre figli e dal nuovo compagno di lei e caratterizzato da problemi di tossicodipendenza.

Intorno alle 15.30 del 30 marzo, dunque, la Volante ha raggiunto il luogo della segnalazione e ha accertato che si era consumata una lite violenta. Il figlio 41enne, ubriaco, si era accanito contro la madre con offese e minacce, per poi afferrarla al collo e colpirla con un pugno in testa. Lo stesso trattamento era stato poi riservato al compagno. Gli agenti hanno calmato le acque e ricostruito l'accaduto, per poi annotare le denunce della 69enne e del suo convivente 75enne, che sono anche stati accompagnati in ospedale e dimessi con una prognosi di 5 giorni.

In manette è finito dunque il figlio di 41 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia, reato che prevede l'immediata reclusione in carcere. I poliziotti hanno infatti minuziosamente ricostruito i trascorso dell'uomo, già noto per diversi precedenti penali e non nuovo ad aggressioni simili a quella dell'altro pomeriggio.

L'uomo, tuttavia, non ha potuto raggiungere il Sant'Anna, dal momento che nelle fasi dell'arresto avrebbe ingerito due monete, quasi in gesto di sfida verso i poliziotti. Questi si sono quindi visti costretti ad accompagnarlo al Pronto Soccorso: il 41enne si trova ancora ricoverato al Policlinico di Modena piantonato da un agente della Polizia Penitenziaria, in attesa di essere dimesso e accompagnato in cella.

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