Cronaca Zona Industriale / Via Jugoslavia

Cerca di rivendere alla proprietaria il furgone rubato, nomade in manette per estorsione

Ha contattato la figlia del proprietario di un Iveco rubato poche ore prima, offrendosi di far restituire il mezzo dietro compenso. Ad attenderla durante la trattativa c'erano però i Carabinieri

Un cittadino nigeriano regolarmente residente a Modena era stato vittima l'altro ieri del furto del proprio furgone, un Iveco cabinato. L'uomo si era recato a denunciare quanto accaduto alla caserma dei Carabinieri, ma qualche ora dopo i fatti hanno preso una piega inaspettata. La figlia dello straniero ha infatti ricevuto una chiamata telefonica da parte di una donna sconosciuta, la quale ha rivelato di essere a conoscenza del furto e si è "offerta" di fare da tramite con gli autori del colpo e ottenere la restituzione del veicolo dietro il compenso di 100 euro.

Un fatto purtroppo abbastanza comune, un trucco che i ladri utilizzano per monetizzare in maniera rapida i propri colpi, facendo leva sulla propensione delle vittime a consegnare cifre di denaro non troppo esose pur di tornare in possesso dei propri beni senza troppi pensieri. In questo caso, tuttavia, la 43enne nigeriana non si è piegata alla logica dei criminali e si è recata a sua volta presso l'Arma per denunciare il ricatto.

I Carabinieri hanno svolto alcuni accertamenti e, come di prassi avviene in questi casi, hanno organizzato una "trappola". La 43enne ha contattato la sconosciuta e ha preso accordi per effettuare la consegna del denaro, che come da indicazioni è stata effettuata poco tempo dopo nei pressi del bar di via Jugoslavia, nella zona industriale Modena Nord, un luogo per altro frequentato in maniera abituale da diversi pregiudicati di origine nomade.

Appena avvenuto lo scambio di denaro, i Carabinieri sono intervenuti e hanno bloccato la giovane donna che aveva incassato i soldi, una 30enne di un ramo della nota famiglia nomade degli Ahmetovic. La giovane è stata accusata di estorsione - non del furto, che non è attribuibile a lei direttamente - e quindi condotta in cella in attesa di processo. Il furgone è poi stato recuperato dai militari e restituito al legittimo proprietario. 

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