La 'ndrangheta Aemilia impone con la violenza la "sua legge" in carcere, otto arresti

Anche due modenesi sono finiti in manette nell'ambito dell'inchiesta che ha svelato gerarchie e corruzione all'interno della "Dozza", dove sono rinchiusi alcuni dei referenti dei clan. I due sono accusati del pestaggio di un detenuto "ribelle"

Nella mattinata di oggi i Carabinieri del ROS e dei Comandi Provinciali di Bologna, Modena e Reggio Emilia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, nell'ambito di un inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia. I fatti sono strettamente legati all'operazione Aemilia che nel 2015 portò al più grande processo per mafia al nord Italia e sono divenuti oggetto di indagine dopo le rivelazioni del pentito Giuseppe Giglio.

Le indagini, supportate da attività di intercettazione e da pedinamenti, sono state anche corroborate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia ed hanno consentito di acclarare l’esistenza di una vera e propria gerarchia criminale instauratasi tra i reclusi della Casa Circondariale “Dozza” di Bologna, con al vertice due elementi della ‘ndrangheta nostrana: Gianluigi Sarcone e Sergio Bolognino, ancora rinchiusi in cella per le accuse di associazione mafiosa.

Un elemento, quello dell'affiliazione ai clan, che ha evidentemente avuto il suo "peso" anche in carcere, dove i due avevano imposto la loro autorità agli altri detenuti, obbligandoli a sottostare, con minacce e violenze, alle loro “regole” di convivenza. Una legge non scritta alla quale un detenuto di origine campana – in carcere per reati comuni e non per legami mafiosi – non ha voluto sottostare, scatenando così la reazione di Sarcone e Bolognino, individuati come mandanti di un pestaggio a suo carico.

E' questo il fatto centrale dell'inchiesta, che ha portato alle custodie cautelari per i due 'ndranghetisti e per gli esecutori materiali dell'aggressione, accusati dei reati di violenza privata e lesioni aggravate dalle modalità mafiose. Si tratta di due campani residenti a Modena e a Bomporto, M.T. di 47 anni e E.P. di 30, arrestati questa notte. I due sono per altri già noti alle forze dell'ordine per i loro rapporti con i clan camorristici casalesi.

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Le altre quattro persone destinatarie di misura cautelare – su un totale di 14 indagati – sono invece finite agli arresti domiciliari. Il  loro ruolo non riguarda il pestaggio, ma più in generale la gerarchia carceraria e i rapporti fra detenuti e autorità. E' infatti emerso che Sarcone e Bolognino erano "foraggiati" di cocaina e marijuana anche dietro le sbarre, grazie alla complicità di due agenti della polizia penitenziaria e di due spacciatori marocchini.

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