Straniero ferito con un machete, padre e due figli in carcere per tentato omicidio

Un 53enne italiano e i figli sono stati arrestati dalla Polizia su ordine del Gip. Sono accusati dell'aggressione ad un 22enne straniero nel corso di una spedizione punitiva

Un 53enne italiano e i suoi due figli, rispettivamente di 30 e 24 anni, sono finiti in carcere questa mattina alle primissime luci dell'alba. La Polizia di Stato, infatti, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 17 ottobre dal G.I.P. del Tribunale di Modena.

I tre sono ritenuti responsabili, in concorso, del tentato omicidio, aggravato dalla circostanza della finalità di discriminazione ed odio razziale, di un 22enne originario del Burkina Faso, residente a Modena, in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno.

Il 15 luglio scorso personale del Pronto Soccorso del nosocomio di Baggiovara aveva segnalato alla Centrale Operativa che un giovane straniero era stato trasportato in ambulanza presso la struttura ospedaliera con gravi ferite d'armi da taglio al braccio sinistro. Dalle attività esperite nell'immediatezza dei fatti, è emerso che l'aggressione sarebbe scaturita da un iniziale alterco, nato per futili motivi, a seguito del quale il giovane straniero sarebbe stato aggredito prima verbalmente con espressioni discriminatorie a sfondo razziale, poi con un bastone sulla testa e con due colpi di machete in direzione del volto, dai quali si sarebbe difeso, facendosi scudo con il braccio sinistro. I tre, prima di darsi alla fuga a bordo di una utilitaria, avrebbero anche cercato di investirlo, senza riuscirvi in quanto la vittima avrebbe trovato riparo, gettandosi tra le siepi lungo il ciglio della strada. Lo straniero, soccorso da alcuni amici, era stato quindi accompagnato dal 118 presso l'ospedale di Baggiovara, dove era stato sottoposto ad immediato intervento chirurgico, vista la gravità delle ferite riportate.

La complessa ed articolata attività investigativa intrapresa dalla Squadra Mobile e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, nella persona del P.M. Giuseppe Amara, ha consentito di ricostruire in maniera dettagliata l'intero iter criminoso e di identificare tutti e tre i soggetti responsabili del brutale attentato alla vita del giovane ragazzo, facendo luce sul vero movente dell'aggressione.

VIDEO | Parla il capo della Squadra Mobile

Gli  investigatori, nelle loro indagini sono risaliti ad eventi del'11 luglio scorso quando un cittadino marocchino aveva  denunciato per rapina uno dei tre indagati, il quale quattro giorni dopo aveva sporto a sua volta querela per una patita rapina perpetrata dal fratello del denunciante. Una volta formalizzata la denuncia presso la stazione dei Carabinieri di San Damaso, i tre avevano organizzato una spedizione punitiva nei confronti dei fratelli marocchini, portandosi nei pressi della loro abitazione in zona Modena Sud, dove accidentalmente si trovava il giovane burkinabè, loro conoscente, divenuta vittima inconsapevole della ritorsione. 

I tre famigliari, ora in carcere, erano già ben noti alle forze dell'ordine per diversi episodi criminali. Si tratta di cittadini italiani di origine nomade, da sempre residenti in città. 

La Squadra Mobile ha indagato a fondo, ipotizzando che la vicenda potesse avere origine anche da questioni di droga. Il 5 agosto, per altro, il 22 enne è stato arrestato per il possesso di marijuana a Rubiera il 5 agosto. 

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