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Cronaca Soliera

Bambino gettato dalla finestra: l'esito della perizia psichiatrica sulla babysitter

Tutti i periti si sono dimostrati concordi nel ritenere che quel giorno la donna non fosse totalmente in grado di intendere e di volere

La mattina del 31 maggio scorso, un residente della zona di Via Arginetto, a Soliera, ha allertato i soccorsi dopo aver notato un bambino riverso nel cortile della propria casa. Si trattava di un bambino di appena 13 mesi, affidato alle cure di una babysitter - la 32enne carpigiana Monica Santi - mentre i genitori erano al lavoro. Il piccolo, in condizioni critiche, era stato trasportato in elisoccorso al Maggiore di Bologna.

Monica Santi "era in catalessi": questa la dichiarazione del suo legale, l'avvocato Francesca Neri, 72 ore dopo l'inspiegabile gesto. Parole che trovano parziale conferma nell'esito della perizia psichiatrica disposta dal Tribunale di Modena, che ritiene che la babysitter carpigiana al momento dei fatti fosse affetta da un vizio parziale di mente.

L'accusa di tentato omicidio

Dopo svariate ore di rilievi e interrogatori da parte dei Carabinieri, la svolta: non si sarebbe trattato di una caduta accidentale, bensì di un gesto volontario da parte della babysitter. Monica Santi, questo il nome della donna, secondo la Procura avrebbe gettato il piccolo dalla finestra del secondo piano della villetta a schiera, in un gesto catartico: secondo le prime ricostruzioni, avrebbe ripetuto più volte la frase "Ora il bambino è libero". Di lì, l'apertura di un fascicolo a suo carico con l'ipotesi di tentato omicidio.

Il disagio interiore e la perizia psichiatrica

Già dalle prime ore successive alla tragedia, era emerso che il gesto fosse frutto di un disagio latente, maturato nel tempo, represso e riemerso all'improvviso. "Si è sentita isolata e pensava di riuscire a governare questo sua malessere interiore. Purtroppo non ha chiesto esplicitamente un aiuto all'esterno e il malessere ha preso il sopravvento" aveva dichiarato l'avvocato difensore. Il legale di Monica Santi aveva inoltre dichiarato che si trovasse in uno stato di catalessi tale "da non riconoscersi più nella propria realtà ma in una realtà parallela".

Per capire se la Santi fosse effettivamente capace di intendere e di volere al momento della commissione del fatto, lo scorso agosto il Tribunale di Modena aveva disposto una perizia psichiatrica, il cui esito è arrivato in mattinata. I periti del tribunale hanno ritenuto che la babysitter, in quel frangente temporale, fosse affetta da un vizio parziale di mente, mentre la consulente della difesa sostiene che tale vizio fosse totale, impendendole quindi completamente di rendersi conto delle proprie azioni. Differente si rivela essere la condizione attuale di Monca Santi, che è stata ritenuta capace di stare in giudizio: il giudice ha ridato il fascicolo al PM, titolare dell'azione penale.

Rispetto alla pericolosità sociale della babysitter infine, tutti i consulenti sono concordi nel ritenere che la stessa possa essere contenuta con la sua presa in carico dal dipartimento del malattie mentali della Regione Emilia-Romagna, al fine di iniziare un percorso terapeutico teso al reinserimento sociale. 

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