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Un "re della bella vita" grazie a bancarotte e riciclaggio. Banda sgominata dalla Finanza

Questa mattina all'alba un 55enne reggiano è finito in carcere, mentre tre complici sono ai domiciliari. Le Fiamme Gialle hanno interrotto l'attività criminale di un'associazione a delinquere che gestiva una ventina di società truffando il fisco e le banche

Auto di lusso, vacanze in luoghi esotici, cene nei locali più rinomati della movida milanese accompagnato da donne dello spettacolo e champagne a fiumi. Tutto dettagliatamente condiviso su Facebook, con tanto di foto ricordo. La "bella vita" ostentata da L.P., 55enne di Reggio Emilia, non è sfuggito ai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Modena che, avendo incrociato il suo nome nel corso di una precedente indagine, hanno iniziato a monitorare attentamente le mosse dell'imprenditore. Da qui è nata l'operazione "Last drink" che questa mattina ha portato a 12 misure cautelari e a perquisizioni tra l'Emilia e la Lombardia.

Nei quai, oltre a L.P., ristretto in carcere, sono finiti anche i suoi più stretti collaboratori – tra i quali M.R., 70enne di Casalecchio di Reno, M.V.P., 50enne di Nonantola e S.C., 75enne di Casina (RE), destinatari della misura degli arresti domiciliari e, unitamente ad altre quattro persone, anche del divieto ad assumere cariche societarie. Il provvedimento, disposto dal G.I.P. del Tribunale di Modena su richiesta della locale Procura della Repubblica, è giunto al culmine di complesse indagini di polizia giudiziaria – coordinate dal Procuratore di Modena, dott.ssa Lucia Musti, e dal P.M. dott. Marco Imperato. I reati contestato sono quelli di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, l'emissione di fatture false, il falso in bilancio, truffe varie e autoriciclaggio.

L'indagine è partita nel 2016, come derivazione dell'operazione "Barqueiro", e ha permesso di ricostruire il sistema, banale ma efficace, che il gruppo aveva messo in atto per intascare illecitamente somme milionarie grazie alle bancarotte fraudolente di almeno tre società. L'imprenditore si presentava ad aziende in difficoltà economica, promettendo una gestione che portasse al risanamento e a quel punto assumeva il controllo delle imprese, coinvolgendo prestanome o altre società di comodo. Tramite l'emissione di fatture false e truccando i bilanci, l'azienda riusciva a ottenere crediti o anticipazioni dalle banche, ma il denaro veniva dirottato su altre società, in Italia e all'estero. Questo flusso di soldi veniva poi prelvevato dal 55enne in maniera sistematica per le spese faraoniche consone al suo stile di vita, fino a prosciugare l'azienda originaria, che veniva portata al fallimento. 

Nel modenese, ad esempio, sono state individuate due società di cui L.P., attraverso il ricorso al massiccio uso di fatture per operazioni inesistenti e cessioni simulate, è riuscito a distrarre l’intero patrimonio. Stesso dicasi per una terza azienda di Roma. In diversi casi, poi, i finanzieri hanno accertato che le operazioni commerciali poste in essere dalle citate società nascondevano vere e proprie operazioni di riciclaggio di proventi derivanti da altri fallimenti dolosi e reati tributari commessi dagli indagati. Per le due società di Modena i passivi erano stati pesantissimi, quasi 100 milioni, di cui gran parte vantati dallo Stato a titolo di imposte evase. Grazie a cosiddett "teste di legno" che figuravano come soci delle imprese fallite, il gruppo riusciva a minimizzare l'impatto giudiziario delle sue operazioni.

Stamattina si sono svolte 15 perquisizioni, eseguite tra le province di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Milano, che hanno visto impiegati 60 militari e l’unità cinofila “antivaluta” (i cosiddetti "cash dog") del I Gruppo di Bologna, utilizzato per la ricerca di contanti occultati dal principale indagato. Sono stato sequestrati migliaia e migliaia di euro in contanti e decine di carte di credito e bancomat.

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