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Cronaca

Bruno Rabitti, il poeta modenese che ha ricevuto un encomio da Papa Francesco

Tra una lettera del papa, un libro di poesie venduto in tutto il mondo e tre vittorie al concorso poesie dialettali della Compagnia del Sandrone, Bruno Rabitti ci ha raccontato la sua esperienza da poeta e da modenese

Bruno Rabitti è uno dei quei poeti che è difficile da riassumere non solo in un titolo, ma anche un'intervista. Le sue esperienze umane così come quelle da poeta, sono indubbiamente uniche e meritano di essere conosciute. Per questo ho deciso di incontrare Bruno e farmi raccontare la sua vita, tra fede, sentimenti, scrittura e memorie. 

Il suo libro di poesie "Pensieri nel tempo" ha raccolto un successo inaspettato, com'è possibile oggi raggiungere il pubblico parlando di poesie? Anche io non ci ho creduto quando i miei amici in Colombia e in Australia mi dissero che il libro era arrivato fin là. Le poesie seppur in italiano hanno raggiunto gli italiani in tutto il mondo, per esempio a Londra e in Germania. Penso che alla base di questo successo personale, vi sia un sogno che finalmente veniva realizzato, e cioè la pubblicazione delle poesie scritte in un'intera vita. Io non sono mai stato uno da prima fila e per tanti anni ho tenuto queste poesie nel cassetto, mentre gli amici mi consigliavano di pubblicarle. 

Alla fine però ha fatto la scelta giusta, dato che ha ricevuto una lettera di encomio dallo stesso Papa Francesco. Che emozione provò leggendo quella lettera? Per me la fede è importantissima e da quando sono piccolo sono stato educato da cristiano. Avevo nel cuore il desiderio che papa Francesco leggesse le mie poesie perché secondo me raccontavano parte del suo messaggio, per esempio quando dice "Chi siamo noi per giudicare". Trovai il coraggio e gli mandai il libro, senza pensare che avrei ricevuto una risposta. Quando vidi la lettera rimasi a bocca aperta, la lessi più e più volte. Una gioia inimmaginabile. 

In realtà lei scrive anche poesie dialettali e ha vinto per tre anni la medaglia di bronzo al concorso dialettale della Compagnia del Sandrone. Perché ha scelto il dialetto? Il primo "Pensieri nel tempo" erano le poesie attraverso le quali volevo esprimere le mie idee, perché il dialetto non è fatto per raccontare valori e pensieri, ma è perfetto per narrare viccisitudini che mi sono accadute. Da piccolo ero solito andare al Mercato Albinelli con mia nonna, Adolfa, stiamo parlando degli anni '50, e lei si metteva a parlare per ore e ore con le sue amiche. Era abituata a parlare, perché lavorava alla Manifattura Tabacchi come paltadora, e come si sa le paltadore passavano tutta la giornata a parlare senza mai fermarsi. Così sentivo raccontare di storie assurde, tipiche della Modena provinciale dell'epoca. Per esempio un'amica di mia nonna le disse che riusciva ad andare in bagno e così l'Aldolfa le consigliò di prendere della glicerina dal farmacista. Dopo qualche giorno mia nonna incontrò nuovamente l'amica e le chiese se stava meglio, e quella disse che quella nitroglicerina aveva un cattivo sapore e aveva solo peggiorato le cose. E l'Adolfa spalancò gli occhi e disse che non era la nitroglicerina, ma la glicerina che doveva prendere! Il dialetto deve raccontare di queste cose. 

Se anche voi volete leggere le poesie in dialetto di Bruno Rabitti vi consigliamo il sito https://alonegryphono.beepworld.it/

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