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Camici sporchi, i grillini: "Ecco i conflitti di interessi di Cencetti"

L'interrogazione in consiglio regionale: "L'ex dg socio, presidente e coordinatore scientifico di un centro studi che svolge attività di consulenza in materia di appalti ospedalieri presso un poliambulatorio diretto dalla moglie"

Stamane è stata presentata un'articolata interrogazione alla Regione dai consiglieri Defranceschi e Favia sullo scandalo che ha interessato la sanità modenese.  L'Operazione Camici sporchi' ha fatto luce, secondo i consiglieri,  “sull’esistenza di una collaudata organizzazione composta da cardiologi e rappresentanti di ditte fornitrici di attrezzature mediche” dove, secondo le indagini condotte dai Nas di Parma coordinati dalla Procura di Modena sarebbero “coinvolti in un giro di corruzione, avvalendosi, tra l’altro, di sperimentazioni cliniche senza autorizzazione, installazione di apparecchiature mediche, risultate anche difettose, su pazienti ignari, creazioni di falsi nelle cartelle cliniche, spese illecite a carico del Ssn, creazione di fittizie Onlus su cui far confluire somme di denaro per incentivare le sperimentazioni non autorizzate”. I militari avrebbero confiscato circa 1 milione di euro depositati su vari conto correnti bancari vari.

Favia e Defranceschi segnalano come, non più tardi del 15 Febbraio 2011, il direttore generale del Policlinico avesse fornito alla Regione "una serie di rassicurazioni sulle modalità di svolgimento e sulle attività di chirurgia vascolare nella struttura complessa della cardiologia del Policlinico, senza peraltro dissipare le perplessità espresse dall'associazione". I due consiglieri del Movimento 5 stelle aggiungono che la Regione, a seguito della denuncia dell’associazione, avrebbe nominato un gruppo di verifica, che nonostante alcune “criticità” in alcune procedure, e "previa valutazione medico-legale, avrebbero escluso la presenza, all’interno delle verifiche effettuate, pari a 51 pazienti, di casi clinici degni di segnalazione alla Magistratura per colpa medica o male pratiche".

Secondo i consiglieri però le criticità sarebbero degne di segnalazioni e che sembrerebbe essere interessata non solo l'unità di cardiologia del Policlinico, ma anche in altri reparti, contrariamente a quanto sostenne, secondo Favia e Defranceschi, un ex direttore generale dell’assessorato politiche per la salute in una seduta della competente commissione assembleare.

Favia e Defranceschi ricordano inoltre che l’ex direttore generale del Policlinico, "dimessosi successivamente, forse anche a seguito dei fatti oggi noti per effetto dell’indagine della magistratura", sarebbe risultato "socio, presidente e coordinatore scientifico di un centro studi e ricerche, che svolge attività di consulenza in materia di appalti ospedalieri, con sede a Carpi” presso un poliambulatorio diretto dalla moglie. Lo stesso ex direttore generale sarebbe stato anche presidente del comitato tecnico scientifico di "un organismo che raggruppa le associazioni imprenditoriali del distretto mirandolese, le due aziende sanitarie di Modena e Reggio Emilia, la Provincia di Modena, l'unione dei Comuni modenesi area nord e il Democenter e, da ultimo, sarebbe stato chiamato a assumere un ulteriore incarico di prestigio all’interno della sanità regionale (con compenso di circa 546mila euro)".

I consiglieri poi si scagliano sul metodo di controllo della regione che non avrebbe esaminato i rapporti di collaborazione tra le case farmaceutiche interessate dai provvedimenti cautelativi ed i vertici aziendali, nonché i professionisti del reparto interessato dallo scandalo che hanno operato a discapito della salute dei pazienti”, né vi sarebbe “stata da parte della sanità regionale alcuna attività per analizzare la qualità degli impianti utilizzati nel reparto di cardiologia e le certificazioni di tali manufatti, e non si sarebbe stata nessuna attività di controllo sul personale in carico al reparto interessato dallo scandalo, circostanza ben evidenziata dalla presenza di un medico senza curriculum tra gli operatori sanitari".

I consiglieri del M5S hanno poi chiesto di aprire un'ulteriore indagine che possa, con strumenti adeguati e multidisciplinari, approfondire e valutare con esattezza gli aspetti clinici ma anche gli aspetti organizzativi di natura medico generale. Auspicando che tali indagini si possano estendere a tutto il complesso ospedaliero modenese, ma anche ai rapporti di collaborazione tra medici e case farmaceutiche in tutto il sistema sanitario regionale.

 

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