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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca Amendola / Strada Panni

Casa Lavoro, gli internati: "Dimenticati dal Guardasigilli"

La nuova lettera aperta degli internati della Casa Lavoro di Saliceta San Giuliano non ha ricevuto riscontro dal Ministro della Giustizia Paola Severino: "Ci rifiutiamo di essere confinati nel limbo del dimenticatoio"

Iniziative parlamentari e lettere di protesta, finora, hanno sortito ben pochi risultati, se non il riscontro sui media e l'organizzazione di incontri pubblici. Ma le condizioni in cui versano gli internati della Casa Lavoro di Saliceta San Giuliano non sono migliorate: "Ci rifiutiamo di credere che essere una sparuta minoranza in quest'oceano di problematiche carcerarie ci condanni e confini nel limbo del dimenticatoio", hanno scritto i detenuti in una lettera all'associazione radicale "Detenuto ignoto" spiegandodi avere inviato la stessa missiva al Ministro della Giustizia Paola Severino, senza però aver avuto risposta.

PREOCCUPAZIONE - Nell'istituto sono circa settanta le persone "internate", o "miserabili dimenticati", come si sono loro stessi definiti in precedenza in un'altra lettera aperta: "Noi tutti - si legge nello - assistiamo con sgomento e preoccupazione agli ultimi risvolti politici in tema di materie penitenziarie. Chiaramente apprendiamo con favore che finalmente una tematica resa ormai insostenibile dalle condizioni numeriche attuali sia posta all'attenzione del Parlamento. Quello che ci lascia sgomenti è che non abbiamo assistito ad una sola discussione dove fosse posta al centro della questione anche la casa lavoro e coloro che ne sono ospitati, gli internati'".

ERGASTOLO BIANCO - "Occorre sapere - aggiungono - che per noi internati è già di difficile comprensione accettare il principio che regola la materia penale della casa lavoro: essere privati della libertà solo in funzione di una prognostica ipotesi di reiterazione di reato". Già questa, di per sé, "é una manifesta violazione dei principi delle libertà individuali, tuttavia non basta, occorre anche aggiungere la beffa al danno. Infatti, appare evidente che se si priva un individuo della sua libertà con il fine preciso di volerlo recuperare ai fini socio-lavorativi, altro motivo del nostro stato detentivo, occorre anche fornire gli strumenti idonei affinché si possano trarre elementi oggettivi volti ad una concreta valutazione della persona".

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