rotate-mobile
Cronaca Via Saragozza / Viale delle Rimembranze

Chioschi del Parco, la Cassazione conferma il sequestro

Respinto anche l'ultimo ricorso per sbloccare i chioschi. Ora si apre la fase processuale per l'abuso edilizio in un parco vincolato. Dalla Procura viene confermata la massima apertura al Comune, ma le strutture devono essere demolite e ripensate

A quasi un anno e mezzo dall'apposizione dei sigilli, resta invariata la situazione dei chioschi del Parco delle Rimembranze. Tutti i tentativi da parte dell'Amministrazione e dei suoi legali per sbloccare i cantieri sotto sequestro si sono finora rivelati infruttuosi, come confermato in ultima istanza da una sentenza della Cassazione. La Corte ha infatti respinto il ricorso dell'avvocato Vellani, mettendo la parola fine alle risorse a disposizione del Comune.

Con questa sentenza – le cui motivazioni non sono ancora note – viene in buona sostanza bocciato anche il piano B dell'Amministrazione, che nei mesi scorsi aveva approvato una variante al Rue per meglio definire da un punto di vista amministrativo la possibilità di costruire nel parco. Il problema dunque resta e soltanto un intervento radicale potrebbe risolverlo.

Dalla Procura, dove il PM Claudia Natalini coordina l'inchiesta, arrivano nuovamente segnali di apertura nel tentativo di riconsegnare il parco ai modenesi, ma vi è una conditio sine qua non: gli attuali chioschi devono essere abbattuti. Niente scorciatoie burocratiche, né soluzioni di comodo. Trattandosi di un abuso edilizio, come sostiene la magistratura, i manufatti devono essere rimossi ed eventualmente riprogettati in modo più “leggero”, ossia meno impattante e più rispettoso del verde tutelato.

Nel frattempo si sta per aprire la fase processuale, che vede imputati alcuni tecnici del Comune di Modena, Giovanni Villanti e Marco Stancari, per quanto riguarda appunto il reato di abuso edilizio. Agli uffici comunali viene contestato il fatto di aver violato le norme paesaggistiche nelle definizioni tecniche dell'intervento edilizio nel Parco delle Rimembranze, accusa che invece è stata derubricata per i vertici politici. 

Gli assessori Daniele Sitta e Stefano Proampolini, titolari dell'assessorato durante l'ultimo quinquennio Pighi, dovranno infatti rispondere soltanto del reato di danneggiamento di bene pubblico. Per il Gup, infatti, i due assessori non avrebbero avuto voce in capitolo nella stesura delle decisioni tecniche, ma non potevano non accorgersi dello “scempio” che si sarebbe consumato nel parco.

Archiviate invece le posizioni per abuso d'ufficio, che riguardavano gli atti degli ultimi dieci anni sulle baracchine originarie. Nonostante l'accertata violazione delle norme nelle strutture metalliche precedenti, la Giunta Barbolini (bis) sospese tutti i provvedimenti contro i gestori, annullando le multe e rinnovando le concessioni senza imporre l'abbattimento di strutture fuori norma. Ma quei fatti non possono essere imputabili agli attuali dirigenti pubblici e sono quindi finiti nel dimenticatoio.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Chioschi del Parco, la Cassazione conferma il sequestro

ModenaToday è in caricamento