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Cronaca Castelfranco Emilia

Chiudono gli Ospedali Psichiatrici, a Castelfranco Emilia si teme il sovraffollamento del carcere

Desi Bruno, garante sociale dei detenuti, chiede il superamento del carcere bianco a causa del totale fallimento delle case lavoro

“Noi guardiamo i pochi detenuti presenti qui a Castelfranco con una certa invidia. Loro usciranno quando avranno scontato la pena, nessuno chiederà loro dove andranno e cosa faranno. Noi dovremo, invece, dimostrare di avere un lavoro e una casa. Con i pregiudizi che ci riguardano, ma chi ce lo dà un lavoro o una casa dopo anni di detenzione?”. Chi parla è un internato nella casa lavoro di Castelfranco Emilia (Mo) e le sue parole sono state citate da un avvocato nel corso della conferenza stampa di presentazione degli atti del convegno intitolato “Poveri o pericolosi?”, che si è svolto a Castelfranco il 20 ottobre 2013.

Quella di Castelfranco è una delle quattro strutture aperte in Italia. Del centinaio di internati, circa 15 sono stranieri, nessuno è residente in Emilia-Romagna. Da anni il Comune – alla conferenza stampa sono intervenuti il sindaco, Stefano Reggianini, e l’assessore Giovanni Gargano – chiede un ripensamento sulla struttura carceraria presente nel suo territorio per ciò che non ha funzionato rispetto alle aspettative. Chiede al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) una scelta netta: o un forte investimento per dare concretezza all’espressione “casa lavoro” o il superamento di questa esperienza. E oggi avanza la preoccupazione che la chiusura degli Ospedali psichiatrico giudiziari (Opg) possa scaricarsi anche su strutture come questa, giudicate inadatte alla presa in carico di problematiche così complesse. Piuttosto, secondo Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, “il superamento degli Opg va preso a punto di riferimento per praticare il tante volte enunciato principio della territorialità della pena, trasferendo gli internati alle regioni di appartenenza”. Bruno ha poi detto che il 15 aprile incontrerà il nuovo capo del Dap, Santi Consolo, per chiedere che vengano mantenuti gli impegni che il suo predecessore aveva espresso proprio nel corso del convegno di Castelfranco Emilia dell’ottobre 2013, e che sono agli atti.

“È necessario ridare speranza a tutti gli internati ai quali non viene riconosciuto il diritto di sapere né quando né se potranno riacquistare la propria libertà”, ha spiegato la Garante. La quale, rifacendosi alla nuova legislazione sugli Opg, ha aggiunto che “non sarebbe comprensibile la previsione di una durata massima per la misura di sicurezza prevista per gli infermi e per i seminfermi di mente, ma non per i soggetti reclusi nelle Case lavoro”. Ai vertici del Dap recentemente rinnovati si chiede di non rimandare ulteriormente “una decisione i cui contorni sono da tempo chiari, e l’aver superato il problema del sovraffollamento delle carceri apre possibilità maggiori che in passato”.

Le Case di Lavoro “rappresentano il conclamato fallimento della funzione rieducativa della pena- ha aggiunto- e forniscono una risposta di tipo esclusivamente segregante a domande che possono trovare risposta assistenziale e sanitario”. In particolare, “a Castelfranco Emilia manca il lavoro, ovvero il presupposto stesso di esistenza dell’Istituto, nonostante il ricco patrimonio agrario e laboratoriale a disposizione, da anni del tutto inutilizzato”. Le potenzialità enormi della struttura carceraria e il senso di spreco che ne deriva sono stati sottolineati da tutti i soggetti intervenuti alla presentazione degli atti del convegno.
 

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