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"Aumenta lo sfruttamento di stranieri irregolari", Cgil contro il lavoro in nero

La Cgil di Modena svela altri casi di lavoro in nero, per lo più stranieri irregolari. In Provincia di Modena è il 47% in agricoltura, il 60% in edilizia, il 64% nel terziario, ben il 74% nel manifatturiero e industria

La Cgil di Modena condanna il lavoro in nero a cui sono sottomessi diversi stranieri irregolari. Attraverso Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale, il sindaco conferma il record di irregolarità contestato per lavoro nero ed irregolare nelle poche, ma efficaci, visite ispettive nei cantieri e posti di lavoro dei nostri territori.  I dati aggiornati al 1° ottobre 2014 attestano una media del 52% di irregolarità riscontrate a livello regionale.  In provincia di Modena, molto peggio, si registra un 47% in agricoltura, il 60% in edilizia, il 64% nel terziario, ben il 74% nel manifatturiero e industria. Per lo più giovani precari e stranieri. 

TRA I CASI: L'OPERAZIONE AEMILIA. Tra le altre, emerge il caso delle attività 'ndranghetare in provincia di Modena. "Potremmo chiamarlo  Caporalato col pizzo mafioso - spiega Zavotti - alle indagini si vede che il signor Bolognini, collegatore fra il clan e l'impresa Bianchini, si ritagliava una "retribuzione" di circa 20.000 euro al mese, taglieggiando un "pizzo" sulle buste paga della ventina di muratori e carpentieri calabresi da lui procurati per i cantieri nella Bassa. Lavoratori "autotassati" del contributo della Cassa Edili, rimborso pasti e vietata iscrizione sindacale". 

ZAVATTI: "TROPPI CASI DI ASSUNZIONI TRUCCATE". In questi giorni la CGIL ha presentato una segnalazione documentata che aggiunge un ulteriore documento al radicato filone di truffe ben estese ed organizzate. " Diversi sono i casi degli imprenditori agricoli che truccano le assunzioni - continua Zavatti - consulenti che organizzano le clientele bisognose di immigrati, professionisti che producono le false retribuzioni, ma anche operatori di due importanti Organizzazioni di coltivatori e piccoli artigiani. Un quadro deprimente che emerge da indagini e blitz modenesi iniziati nel 2009, poi con la vasta operazione "lambrusco" nel 2013 che ha scoperchiato un giro d'affari di oltre 10 milioni di euro, poi con i 20 rinvii a giudizio nel Maggio scorso, le periodiche e benefiche ispezioni della polizia carpigiana per il contrasto allo sfruttamento dei clandestini, fino agli interventi della Guardia di Finanza nella Bassa di dieci giorni fa". 
 

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