rotate-mobile
Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Unimore, appello dei ricercatori contro la minaccia della cimice asiatica

Chiesta la collaborazione della popolazione per saperne di più sulla Halyomorpha halys, la cimice asiatica scoperta in Italia per la prima volta nel 2012 che è dannosissima per le coltivazioni e le piante in generale. Si cercano efficaci antagonisti naturali autoctoni

E’ stata rinvenuta per la prima volta in Italia nel 2012 nel territorio modenese grazie a raccolte didattiche di insetti effettuate da studenti dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Si tratta della Halyomorpha halys (Heteroptera, Pentatomidae), una cimice di origine asiatica che in queste settimane sta infastidendo chi vive in provincia di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Milano con anomale invasioni presso le abitazioni, soprattutto in prossimità di aree verdi.

A parte il caratteristico cattivo odore emesso, sono innocue per l’uomo e gli animali, mentre il pericolo è per le piante, poiché questa cimice si nutre di un’ampia varietà di specie coltivate e spontanee, prediligendo piante arboree e arbustive, determinando possibili gravi conseguenze su tutte le piante da frutto, vite, ortaggi, leguminose, cereali e numerose piante ornamentali. I danni, dovuti alle punture di suzione sui tessuti vegetali, vanno dallo sviluppo stentato delle piante, alla cascola precoce dei frutti, a deformazioni e colorazioni anomale che rendono la frutta non commerciabile. 

A partire dal 2013 presso l’UNIMORE la dott. ssa Lara Maistrello, entomologa del Dipartimento di Scienze della Vita, ha avviato un’indagine sulla biologia e la diffusione di H. halys, in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna e, grazie alle segnalazioni volontarie di studenti, cittadini e naturalisti è stato possibile mappare la sua presenza in Emilia, nell’area compresa tra Reggio Emilia, Sassuolo, Bologna, Nonantola, Carpi, in Lombardia (tra Milano, Monza, Como e Chiasso), ed un focolaio anche in Piemonte (tra Torino e Cuneo). In tutti i casi si tratta di popolazioni stabilmente insediate, in attiva espansione sul territorio anche grazie al trasporto passivo su auto, treni, camion.

“È emerso – ha spiegato la dott.ssa Lara Maistrello - che questa cimice ha compiuto due intere generazioni e che, durante il monitoraggio effettuato tra i frutteti della provincia di Modena nell’estate 2014, la sua presenza in campo era consistente e crescente. In alcune aziende al raccolto si sono registrati danni, in termini di frutti deformi, superiori al 40 percento sul pero, con picchi del 100 percento sul pesco in frutteti familiari non gestiti. Nei vigneti queste cimici sono state osservate a nutrirsi sui grappoli in maturazione e anche durante la vendemmia, facendo temere per possibili alterazioni sulla qualità del vino. Questi risultati, presentati a Vienna al recente Congresso IOBC sulla difesa integrata nei frutteti, che ha visto la partecipazione dei più importanti esperti a livello internazionale nel controllo dei parassiti delle piante da frutto, hanno suscitato preoccupazione persino tra i colleghi americani, da oltre 15 anni alle prese con questo fitofago, che negli USA ha provocato danni alle colture per 21 miliardi di dollari, costringendo gli agricoltori a quadruplicare gli interventi con insetticidi non selettivi, con gravi conseguenze ambientali. L’Italia è il primo paese in Europa in cui H. halys sta iniziando a causare danni consistenti alle colture, e questo accade a brevissimo tempo dalla sua comparsa (negli USA i primi danni si riscontravano dopo 4-6 anni) e potrebbe sussistere il rischio di una eventuale terza generazione in condizioni climatiche favorevoli, come il caldo-umido che normalmente caratterizza le estati in Pianura Padana”.

Presso UNIMORE intanto proseguono le ricerche, che hanno già portato all’identificazione di alcuni antagonisti naturali autoctoni che potrebbero contribuire al controllo biologico della cimice e mirano ad elaborare strumenti innovativi per il monitoraggio e la difesa sostenibile, che verranno attuate anche in collaborazione con i colleghi americani ed europei. Per ulteriori informazioni e/o segnalazioni è possibile contattare: lara.maistrello@unimore.it oppure mbariselli@regione.emilia-romagna.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Unimore, appello dei ricercatori contro la minaccia della cimice asiatica

ModenaToday è in caricamento