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Memoria, la città commemora le vittime delle leggi razziali all'Università

Anche quest’anno nel Giorno della Memoria,  Unimore - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ricorda i suoi docenti allontanati nel 1938 dall’insegnamento a seguito della promulgazione delle leggi razziali

Questa mattina alle ore 10.00, a Modena nel cortile del Palazzo del Rettorato di Unimore il Rettore prof. Angelo O. Andrisano, insieme al Sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, alla presenza  dei rappresentanti delle Istituzioni cittadine, della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia e delle associazioni partigiane, ha depostocome da tradizione una corona d’alloro, nel luogo dove è collocata la lapide a ricordo dei sei docenti modenesi allontanati nel 1938 dall’insegnamento a seguito della promulgazione delle leggi razziali volute dal regime fascista.

In quell’anno persero la cattedra il filosofo del diritto Benvenuto Donati, il penalista e processualpenalista Marcello Finzi, la farmacologa Angelina Levi, il chimico Maurizio Leone Padoa, l’anatomopatologo Enrico Ravenna, l’igienista Alessandro Seppilli. 

“Tenere vigile la nostra attenzione su quella aberrazione vuole dire riflettere sulle conseguenze alle quali può condurre l’odio razziale o religioso, un seme di cui purtroppo si alimentano anche frange del fanatismo terroristico, che stanno provocando morti inutili e innocenti in tante parti del mondo – caommentato il Rettore Andrisano - E’ un dovere della cultura e delle istituzioni cogliere la profondità del significato di questa data e comprendere che lo sterminio di tanti ebrei è maturato in un clima che si era cominciato ad insinuare in Europa molti anni prima, attraverso le leggi razziali, preludio poi alle deportazioni di massa”.

“Il dovere della memoria è collettivo, ecco perché è fondamentale partecipare insieme - ha affermato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli durante la celebrazione -Oggi, in un momento particolare della storia, con una minaccia terroristica che vuole dividerci – ha proseguito il sindaco – è fondamentale la consapevolezza che quanto accaduto non dovrà ripetersi e che le differenti fedi religiose o l’appartenenza a culture diverse non possono essere motivo di guerra e violenza”. 
 

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