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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Le ricetrasmittenti a Modena, i Social Network degli anni Settanta

Prima dei Social Network e di Internet c'erano le ricetrasmittenti. I giovani degli anni Settanta comunicavano attraverso strumenti a bassa frequenza che permettevano di raggiungere tutte le zone di Modena. Ce ne ha parlato Riccardo

Se pensate che le comunicazioni a distanza tra giovani siano esclusiva di Internet e del Mark Zuckemberg di turno, vi sbagliate. All'inizio degli anni Settanta andavano in voga ricetrasmittenti di debole potenza che permettevano ai ragazzi di comunicare senza dover usare telefoni. Una sorta di social network ante litteram, che fu uno dei primissimi esempi di comunità nata intorno alla tecnologia delle telecomunicazioni che stava aprendosi al grande pubblico. E Modena ovviamente non ne fu esente, anzi. Abbiamo intervistato Riccardo Pallastri, all'epoca tredicenne, che ha raccontato la sua esperienza. 

Come avvenivano le comunicazioni a distanza? Nel lontano 1973 i ragazzi si divertivano a comunicare tramite questi ricetrasmettitori di debole potenza di 5W, con però una portata tale da raggiungere tutte le zone della città di Modena. Avevano 24 canali, ti mettevi in ascolto e a volte si formavano delle ruote. C'erano alcune regole di comunicazione: le persone in una ruota parlavano a turno, rigorosamente in fila, e se ti volevi intromettere appena uno finiva di parlare dicevi "Break!, ed entravi in ruota. 

Di cosa si parlava? Io ero tra gli appassionati più giovani, perché la maggior parte dei CB erano adulti, e trattavano argomenti diversi, anche cultura.  Ricordo in particolare il Delta 2 e sua moglie Grimilde, era un piacere starli ad ascoltare. Anche se la maggior parte delle conversazioni era di tipo tecnico: si parlava di apparecchi, antenne, microfoni o amplificatori di potenza. Inoltre andava di moda la QSL, cioè la cartolinadi prova di avvenuto collegamento verso un radioamatore lontano, con il quale si riusciva a trasmettere. Le QSL contenevano sempre riferimenti alla propria città, con un senso campanilistico davvero forte.

Era legale? No assolutamente, per essere in regola avresti dovuto ottenere una licenza dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Anzi, proprio la sua illegalità creava il fascino del proibito. In realtà la polizia lasciava correre, anche perché non si era ancora nel periodo del terrorismo. Del resto eravamo facilmente individuabili: sopra alle case c'erano antenne altissime, la mia per esempio, una Collinear, era di 5,40 metri più il palo e se anche ti fossi trovato in auto dovevi comunque sventolare antenne di plastica di 1,70 metri, per lo più colorate di arancione o giallo.

Oggi su Facebook ci sono i gruppi e web star, era così anche all'epoca? Sì, i CB avevano formato delle compagnie di giovani, come il Montezuma, il Charly 17, il Coca-Cola, la Fanta, Ufo e tanti altri. Oltre ai gruppi c'erano anche dei personaggi noti, il più carismatico era il Messico (Mauro) un radioamatore nonché radiotecnico, che della passione ne fece un lavoro, ma sempre accontentandosi, purtroppo mancato un anno fa.Il suo negozio era come un bar, punto di ritrovo per appassionati. Forse per lui eravamo dei rompiballe, perché gli facevamo perdere del tempo per ogni riparazione, acquisto o consiglio, ma in ogni caso aveva sempre la battuta pronta per tutti. 

Ha più utilizzato il CB successivamente? Sì, nel 1980 ho utilizzato il CB sulla mia automobile da rally, per restare in contatto con i meccanici. Con il lavoro lasciai però perdere questa passione finché non decisi di introdurla in famiglia, avevo infatti dotato di CB anche mia moglie, proprio perché non c'era ancora il telefono cellulare. Purtroppo, alla fine questa passione è finita in cantina, per colpa delle tasse e delle restrizioni introdotte, ma rimangono lo stesso i bellissimi ricordi di quel sistema di comunicazione che all'epoca mi appariva così innovativo.

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